LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO?

“La bellezza salverà il mondo”, ecco un aforisma che si sente spesso; ed è anche beneaugurante e gradevole. Ma è proprio così? Cosa possiamo rispondere? Sì? No? o forse Nì?

Chi è che non ama la bellezza, chi non vorrebbe sempre esserne circondato? Chi non la desidera per l’ambiente in cui vive o per sé e per le persone care? Certo, ma le cose sono un po’ più complicate. Innanzi tutto perché bisogna comprendere cosa si intende per “bellezza”: un motto proverbiale recita “non è bello quel che è bello ma è bello quel che piace”; sembra un po’ semplicistico ma bisogna ricordare che è la traduzione quasi letterale della definizione di una mente affilatissima come quella di S. Tommaso d’Aquino: «puchrum est quod visu placet» , «è bello ciò che piace alla vista»; e con “vista” l’Aquinate comprendeva anche tutti gli altri sensi…cioè ciò che produce piacere al tatto, all’udito, al gusto.

Ma “piacere” che vuol dire? La psicologia della percezione ci viene in aiuto: ogni senso contribuisce alla facoltà conoscitiva che è ricca, complessa e specifica. Giocano il loro ruolo la proporzione, la chiarezza, l’immediatezza. In questa sede non ci interessa disquisire di estetica pertanto non aggiungiamo altro alla curiosità teoretica sulla questione dibattuta in ogni epoca e cioè: che cosa è la bellezza. Sappiamo che la bellezza è un fatto culturale, che cioè dipende da epoche, popoli e paesi. Teniamo a mente questo.

Ma torniamo alla domanda iniziale: la bellezza salverà il mondo?

Diciamo subito che da sola, la mera bellezza non ha influenza dinamica sulla storia. Insomma, una bellezza puramente esteriore e decorativa non salva niente. Spiace.[1] Schopenhauer, che descriveva la vita umana come un’oscillazione tra noia e dolore, affermava che da queste minacce si usciva solo con arte, compassione e ascesi. Appunto Arte, che è qualcosa di più che la bellezza. Accompagnata però da due altre facoltà dello spirito: la compassione, cioè il provare sintonia con le emozioni degli altri (oggi si usa il brutto vocabolo “simpateticità”) e l’ascesi, cioè l’elevazione verso regioni superiori e misteriose.

Ecco che forse -attivando questi modi dell’Essere – qualcosa può cambiare.

Nel medioevo (dalla scuola dei Trascendentali) l’Essere veniva concepito come la fusione di: Bellezza, Verità, Unità e Bene.[2] Ciò che appare bello deve anche essere Vero. Deve anche essere Unito. Deve anche essere volto al Bene.

Inteso in tal modo, -e solo in questo modo- si vede come solo l’Essere (che “è” e non solamente appare come un’illusione) possa salvare. Nulla che sia frazionato e disgregato (opposto all’Uno), nulla che sia falso, nulla che non sia volto al Bene può recare salvezza, può cambiare in meglio, può capovolgere la sofferenza.

Ancor più oggi, da questa tempesta concreta e simbolica che viviamo, non si esce con l’eleganza formale, la fascinazione sensoriale, il godimento esteriore se prima e insieme non avremo ricomposto tutte le nostre divisioni, fratture, atomizzazioni; se non saranno riaffermate senza scandalo le semplici verità incontrovertibili, quelle di sempre (le foglie sono verdi in primavera…); se non torna a scaldare il puro sentimento del voler bene…

No, la salvezza, da sola, non può salvare il mondo: prima dobbiamo salvare lei.


[1] Senza contare che i Romani avevano già escluso questa possibilità già nell’Eneide di Virgilio, lib. VI, vv.847 segg.; «altri forgeranno statue mirabili…tu Romano dovrai governare le genti».

[2] Pulchrum, Verum, Unum, Bonum

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Truman
Truman
6 mesi fa

Di solito sono le religioni che vogliono salvare i singoli o il mondo. Attualmente c’è la setta dei gretini, religione in formazione, che vuole salvare il mondo.
Non vedo motivo per cui la bellezza si debba porre obiettivi così ambiziosi.
Però la bellezza può essere lenitiva dei mali del mondo, un po’ di bellezza può aiutare a ristabilire i propri equilibri interni e a convivere con il mondo. Può essere terapeutica.
Mi piace molto il concetto giapponese di ikebana, un angolino del proprio giardino dove si ritrova bellezza e armonia. Ecco, avere un proprio ikebana, un piccolo luogo di armonia, aiuta a ritrovare la pace interiore.
Per contrasto, l’Italia partecipò a un grande movimento che voleva dare una via di fuga dalle costrizioni del mondo, il Barocco. Direi che il barocco non funzionò molto e che oggi gli eccessi del barocco sono trasmigrati nel consumismo.

lo
ciao
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