La bacchetta Magica, la toga e lo stetoscopio

 

     La politica aperta ai suoi nemici

 

«In generale chi per primo occupa il campo di battaglia e si dispone in attesa del nemico sarà in vantaggio. Chi invece raggiungerà il campo in un momento successivo e sarà costretto a correre per occupare le posizioni di battaglia vi arriverà esausto. Perciò chi eccelle nell’arte della guerra costringe gli avversari a fare ciò che desidera e non il contrario» Sun Tzu

Al principio furono i tecnici.

Un governo tecnico crea un Comitato Tecnico Scientifico che, attraverso i Lesperti gestisce le sorti di un popolo e di una nazione attraverso la scientocrazia ed il controllo sociale; la narrazione, portata avanti da decenni, ci spiega che tecnico è bello, è autorevole, è super partes, è garanzia di sicurezza e, contemporaneamente, grazie ad un apparato di inutili servi (leggi 5S), ed una serie di mosse, studiate a tavolino, convince gli italiani che la politica è brutta, sporca e cattiva.

Il lavoro è stato fatto egregiamente dato che, almeno il 30⁒ degli italiani ha creduto, ingenuamente, a questa fandonia ed ha votato quell’ammasso informe dei 5S, l’incarnazione della miseria intellettuale del “pensiero” apolitico.

Alcuni si sono svegliati, altri dormono ancora. Sono stati proprio il torpore delle coscienze, l’immobilismo dell’intelletto ed il sopore della ragione a far credere ad un popolo che un vaffanculo bastasse, quasi fosse un rito apotropaico, a cambiare tutto, la bacchetta magica che avrebbe dovuto, secondo i cialtroni che quello “slogan” usarono, ribaltare la situazione e trasportarci in un Eden, una Terra Promessa in cui, finalmente, le magnifiche sorti e progressive[1] ci avrebbero fatto assaporare la famigerata “onestà” dell’”uno vale uno”. Ma che vor di? Niente? parole vuote?  No, molto peggio.

Questo ha significato, de facto, la ritrattazione di tutto quanto era alla base della loro campagna elettorale e la votazione di immondi provvedimenti: nessun’uscita dall’euro e, quindi, nessun ritorno alla sovranità nazionale, mantenimento dell’infame legge Lorenzin, unione bancaria, fatturazione elettronica, ecotassa, riduzione del numero dei parlamentari, stato d’emergenza, MES, DPCM, bare di Bergamo, confinamento, coprifuoco, CTS, banchi a rotelle… ed altre simili infamità.

Un lavoro di contenimento del dissenso portato avanti con tutti i crismi, nulla è stato lasciato al caso: allettare, convogliare e contenere. Un gran bel lavoro!

Ora, a questo punto della storia, non c’è più posto per l’ingenuità e la nostalgia, chi ancora nega o non ha capito deve studiare, informarsi, i mezzi non mancano, o tacere.

Il sipario si deve abbassare su questa infame genia di utili idioti che ha riempito il parlamento di nulla, svuotandolo di senso e privandoci di qualsiasi autorità: la politica svilita dai suoi nemici, fatta a pezzi da incapaci pupazzetti manovrati da chi, al contrario di quegli scappati di casa, sa bene dove andare e come andarci.

La bacchetta magica, forgiata dalle élite finanziarie sovrannazionali, messa in mano all’apprendista stregone (Il Comico), ci ha fatto apparire una carrozza, che avrebbe dovuto portarci nel paese di Bengodi, e dei servitori in livrea (l’intero, miserabile arco parlamentare) per accompagnarci.

Svanito l’incantesimo, anche i più duri di comprendonio, col governo Conte 2, si sono accorti ed hanno costatato che si trattava di una zucca, per di più vuota, e di schifosissimi ratti che ci hanno portato non già nello Jannah ma in una dittatura nichilista. Alcuni ci dicono, ora, che ne erano inconsapevoli. Risate tra i lettori (semicit.)

Un ruolo fondamentale, in tutte queste squallide vicende antipolitiche, è stato giocato dalla narrazione dei dominanti che, guarda caso, possiedono la quasi totalità non solo dei mezzi di comunicazione di massa ma anche di quelli sociali.

La narrazione è propagata da lesperti, tecnici, scienziati che, oltre ad aver occupato le istituzioni, togliendo ogni spazio alla politica, imperversano su ogni mezzo di comunicazione, ripetendo un copione che hanno imparato a memoria, fatto di dati e cifre, farlocchi o meno non importa, ed è blindata a colpi di DL, da un parlamento di conniventi. Tutta questa finzione di democrazia, questa finzione narrativa, questa finzione di legalità travestita da bene comune, costituisce l’irrealtà, o distopia che dir si voglia, in cui ci muoviamo quotidianamente da ormai più di due anni.

Eppure, in questo nirvana delle coscienze, qualcosa si è mosso, alcuni si sono svegliati dal sonno della ragione, che ha permesso il proliferare di questi mostri, ed hanno iniziato a dissentire, ad opporsi, a manifestarsi manifestando.

Però… c’è un però, grande come una casa, un elefante nella stanza che quasi nessuno, per superficialità, ingenuità o, in alcuni casi, malafede ha visto e, questo “però”, è proprio insito nella risposta che, dal risveglio, è venuta fuori.

Il campo di battaglia, approntato dal nemico, era quello medico e legale, la sua narrazione era di carattere medico e legale, e dove si sono posizionati quasi tutti i “leader” dei dissidenti? Quale contro-narrazione hanno costruito per opporsi? Una nuova? Una contro-narrazione che rimettesse la politica al centro? No! Non paghi degli errori commessi, nelle reazioni in seguito all’approvazione della legge Lorenzin, questi leader del popolo hanno seguito, ancora una volta, la narrazione del nemico! Ed hanno spinto le piazze ad ascoltare medici e legali!

Nessuna visione politica, nessuna analisi. Questi novelli salvatori della patria hanno imperversato dai palchi diffondendo il loro verbo e la loro pochezza intellettuale, la loro somma insipienza, irretendo la gente come pifferai magici, allontanandola ancora di più dal centro reale del problema: quello politico.

Toghe e stetoscopi come armi contro il nemico! La contro-narrazione che diventa speculare alla narrazione non può essere efficace, è il punto di vista che è sbagliato.

Siamo di fronte ad una realtà fantasma che non può essere affrontata come fosse reale, va rigettata in blocco come propaganda; pensare di rigettarla usando i suoi stessi mezzi, non ha senso. Tanto per chiarire: se devo battere Mike Tyson, non lo seguo su un ring!

La differenza tra una risposta politica ed una tecnica è fondamentale, la risposta politica rappresenta una risposta collettiva, quella tecnica non può essere che individuale e quest’ultimo concetto corrisponde perfettamente alla logica liberale imperante secondo cui la communitas non esiste, esiste solo l’individuo.

In un’inversione di senso, tipica di questa epoca distopica, il bene (economico), di una infima minoranza, viene spacciato come “bene comune” anche di quella  maggioranza che lo ha pagato: con le chiusure, che hanno portato ai fallimenti, con i vaccini miracolosi, che favoriscono il controllo sociale e non fermano il contagio, con i lasciapassare che dividono per gestire meglio le eventuali reazioni di fronte a problemi reali come aumenti, “svolta verde”, inefficacia del sistema sanitario, smantellamento dei diritti fondamentali a favore di quelli cosmetici, distruzione del sistema di istruzione…

Possono toghe e stetoscopi diventare la bacchetta magica che ci libera dal male? È mai successo nella storia? No!  Ed allora, forse, è tempo di svegliare le nostre coscienze dormienti, è tempo di reagire sul serio, è tempo di guardare in faccia la distopia, è tempo di buttare giù dalla torre tutti gli inutili guru, i ciarlatani, gli inetti ed i buffoni che si atteggiano a leader e riprenderci la politica liberandola dai tecnici, dai falsi profeti e dagli inetti per ridarle tutta la dignità che merita.

La paura deve essere messa da parte, ora serve il coraggio e poiché la prassi senza teoria è movimentismo, malattia infantile e mortale delle masse, è necessario che una forte teoria guidi i nostri passi verso uno scopo preciso, di ampio respiro politico, di cui l’abbattimento del regime nichilista-terapeutico sia il passo decisivo ma non l’obiettivo finale.

Lasciamo da parte toghe, stetoscopi e bacchette magiche, lasciamo da parte traditori e contenitori del dissenso ed iniziamo a ricostruire questa civiltà sulle macerie lasciate dal bombardamento a tappeto della non-ideologia liberale, spargiamo il sale sulle rovine mondialiste di questa distopia, liberandoci da tutti i vincoli esterni che ci hanno imprigionato fino ad oggi.

Non è più tempo di indugiare, è tempo di ricostruire.

Ite, missa non est

 

 

[1] Leopardi, Giacomo, La ginestra

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Giovanni
Giovanni
2 mesi fa

Condivido in pieno l’analisi. Alla domanda di Lenin “Che fare?” viene risposto nell’ultima frase dell’articolo. Ma come?

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[…] «Siamo di fronte ad una realtà fantasma che non può essere affrontata come fosse reale, va rigettat…», è tempo di dire basta alla stantia retorica sacrificale che fa perno sulla paura: alla perdurante crisi economica si è affiancata e aggiunta la pandemia e ora ad entrambe la guerra, tutti facili pretesti per lo spesso strato di macerie su cui dovremmo condurre le nostre vite ma come se nulla fosse; in vista di un futuro in cui «non avere nulla ed essere felici» sarà normale, anzi desiderabile. […]

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[…] «Siamo di fronte ad una realtà fantasma che non può essere affrontata come fosse reale, va rigettat…», è tempo di dire basta alla stantia retorica sacrificale che fa perno sulla paura: alla perdurante crisi economica si è affiancata e aggiunta la pandemia e ora ad entrambe la guerra, tutti facili pretesti per lo spesso strato di macerie su cui dovremmo condurre le nostre vite ma come se nulla fosse; in vista di un futuro in cui «non avere nulla ed essere felici» sarà normale, anzi desiderabile. […]

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