Assuefazione

Qui si parlerà di immondizie: concrete e simboliche. 

Nella capitale (ma anche in molte altre città) l’immondizia, oltre ad accumularsi attorno agli spazi dedicati ai cassonetti, la troviamo sparsa un po’ ovunque: lungo i marciapiedi, nei pressi delle fermate degli autobus, negli spazi un tempo “verdi” come aiuole, dimore di alberi, giardinetti e davanti alle stesse sedi abitative. Se si esclude il centro, inteso come quartieri di lusso, basta muoversi nelle zone appena semicentrali un tempo dignitosissime -e a maggior ragione in periferia- per vedere la seguente carrellata: cammino lungo il marciapiede e trovo cartacce, stracci, bottigliette di vetro, lattine abbandonati da chissà quanto tempo, li ritrovo dopo mesi nella stessa posizione (e in un viale poco abitato anche animali morti: gatti, cornacchie, ratti). Il piancito del marciapiede è sconnesso, pieno di buche, nessun mezzo di ausilio (carrozzine ecc.) può transitarvi. Le erbacce sono cresciute a dismisura, veri cespugli che restringono sempre più il passaggio. Escrementi di cani e gatti (sì è colpa dei padroni) rimangono in superficie, nemmeno sotto il gradino. 

Ebbene perché descrivo tutto questo? Per denunciare l’inerzia e il disinteresse degli amministratori? No, ormai sarebbe banale…e tardivo

Voglio partire dal fatto che siccome la situazione è duratura vuol dire che nessuno si è preso cura di fare alcunché, nemmeno noi cittadini. Non  ho mai visto (se è avvenuto è stato in via  episodica ed eccezionale ) né saputo di iniziative di cittadini che, consorziatisi, si siano rimboccati le maniche e si siano attivati a  fare pulizia e ordine; almeno nei pressi delle zone di loro frequenza e residenza…Non è successo e -prima di scioglierne il significato- prevengo le obiezioni: “ma se avessimo fatto da soli avremmo assolto le amministrazioni, avremmo pagato due volte il servizio mancato, avremmo rinforzato comportamenti politici colpevoli”. 

Tutto vero, il ricatto era proprio questo ma vediamo anche che cosa ha significato e comportato tale astensione: abbiamo accettato quella condizione di degrado, abbiamo accondisceso a vivere nel pattume e nel dissesto, abbiamo avallato, colla nostra inerzia, che quello era il mondo “giusto” in cui noi dovevamo vivere, abbiamo confermato -senza dimostrare un’alternativa nei fatti – che il nostro habitat era la sporcizia e il disagio- e che tacendo nei fatti ci meritavamo quel degrado. E il passare del tempo -su cui i nostri vessatori contavano!- ci faceva scivolare lentamente ma inesorabilmente  nella ASSUEFAZIONE.

Questa è stata la nostra condanna, uno specchio pubblico in cui ci si mostrava nell’unico modo che potevamo essere, cioè quello lì. 

Se la deflazione salariale e le crisi economiche indotte ci condannano a condizioni di vita da terzo e quarto mondo ebbene questo è già diventato “naturale”. 

Quali altre aberrazioni stanno aspettandoci a cui abituarci? Eutanasia non volontaria, mangiare insetti? 

Il veleno dell’assuefazione (ci si fa caso ormai sempre meno…sempre meno) ci ha corrotto nella immagine del sé e nell’autostima: l’immondizia è passata dalla strada alla nostra mente. Ed è quella che fa più paura. 

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Truman
18 giorni fa

Certo, sono assuefatto: continuo a raccogliere le immondizie lasciate dai miei concittadini e a depositarle nei giusti cassonetti. E’ sempre più difficile, perchè bisogna fare attenzione alla giornata giusta per buttare i materiali, ma si può fare.
Quando le erbacce diventano invadenti taglio pure un po’ di erbacce per strada.

lo
ciao
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