Una IRI digitale

Scrivo questo articolo partendo da due notizie, una recente ed una abbastanza vecchia. Uso questo espediente per entrare subito nel vivo degli argomenti, ma la premessa si estenderà su altri punti.

La prima notizia riguarda Trump e il social network cinese TikTok:

Donald Trump firma il decreto che obbliga ByteDance a vendere le attività americane di TikTok entro 90 giorni. Il decreto segue l’indagine condotta dal Committee on Foreign Investment in the US, che esamina le acquisizioni di attività americane da parte di investitori stranieri. La cinese Bytedance ha acquistato Musical.ly nel 2017 e l’ha unita a TikTok.

La squadra governativa guidata dal ministero del Tesoro ha raccomandato all’unanimità questa azione al presidente con il fine di proteggere gli utenti americani dallo sfruttamento dei dati personali.

La seconda, invece, è del 2012 e riguarda la chiusura di Megaupload, sito di file sharing che, secondo l’accusa (americana), “spacciava” materiale protetto da Copyright:

Secondo uno studio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America, Megaupload.com, con oltre 150 milioni di utenti registrati e 50 milioni di visitatori al giorno, rappresentava il 4% di tutto il traffico internet mondiale.

L’arresto del fondatore, tutt’altro che legale, mi ha sempre fatto pensare che l’obiettivo non fosse la protezione delle multinazionali dello spettacolo, queste ultime usate solo come scusante, ma la mole di dati gestiti dai server di Kim Dotcom: il 4% di tutto il traffico internet mondiale.

Dati

Cosa hanno in comune quindi le due notizie?

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Gli Stati Uniti d’America, attraverso i server delle grandi aziende dell’informatica (le conosciamo tutti), sono il maggior concentratore di dati personali del mondo.

Nell’era dell’informazione, e della capacità di calcolo senza precedenti, i dati sono una ricchezza imprescindibile di una Nazione, o di qualsiasi soggetto politico/economico. Chi possiede dati possiede conoscenza.

Social Network

I social network non sono solo uno strumento per la raccolta di dati o il luogo dove fare esperimenti sociali.

I social sono divenuti, non è un caso, uno dei mezzi attraverso i quali il cittadino si informa oppure, al contrario, dove condivide le proprie idee; ma non sono solo i privati cittadini a farlo, anche i politici, le persone d’interesse, i filosofi, gli scienziati o gli sportivi hanno trovato all’interno dei social un modo diretto per comunicare con gli altri.

I social, quindi, rientrano a tutti gli effetti tra i media dove potersi liberamente confrontare e creare dibattito pubblico: anche i social condizionano l’opinione pubblica.

Cosa è successo negli utlimi mesi? Attraverso le fumose “regole di community” alcune “voci indipendenti”, spesso seguite da milioni di persone, sono state oscurate per aver “violato le regole della community”.

È successo a Radio Radio, a CasaPound, a ByoBlu, addirittura al Presidente degli Stati Uniti d’America!

I censori più accaniti si sono trincerati dietro il solito “sono aziende private, possono fare quello che vogliono”. Il cazzo! (scusate il francesismo).

E-Commerce

Tra i punti principali della premessa, l’e-commerce riveste un ruolo di rilievo e, quando si parla di e-commerce, non si può non menzionare Amazon.

Amazon, al contrario di quanto si pensi, non è solamente un sito di e-commerce. La multinazionale di Jeff Bezos, che come gli altri big conta uno dei più importanti centri di ricerca e sviluppo del globo, è divenuta, per esempio, uno dei punti di riferimento per i servizi di cloud computing.

Ma perché dico questo? Così, tanto per spezzare il filo del discorso… Tornando al punto sull’e-commerce, quello su cui vorrei focalizzare l’attenzione è la “forma” assunta da Amazon nel panorama del commercio su web.

Amazon non è soltanto un negozio virtuale, Amazon è una piattaforma di acquisto. Un immenso centro commerciale online dove è possibile acquistare milioni di prodotti i quali non vengono venduti (tutti) direttamente dal Amazon.

Il commercio virtuale è ormai usato da milioni di cittadini e tutte le imprese, commerciali e non, devono confrontarsi con questo modo di fare acquisti.

Rete e sicurezza nazionale

Termino la premessa parlando di Russia. Lo scorso Dicembre Alexei Sokolov, vice ministro del Ministero dello sviluppo Digitale della Russia, ha affermato:

Sia le autorità che gli operatori di telecomunicazioni sono pronti a rispondere efficacemente a possibili rischi e minacce e garantire il funzionamento di Internet e della rete di telecomunicazione unificata in Russia.

La Russia dichiarava apertamente di essere in grado di disconnettere la rete russa da Internet in qualsiasi momento. Ad oggi sarebbero in grado di tutelarsi da un grande attacco cibernetico semplicemente chiudendo i ponti verso la rete internet, mentre il resto dei sistemi infrastrutturali del Paese continuerebbe a funzionare.

Ciò che permette alla rete internet di funzionare (la trasmissione dei pacchetti di informazioni) può essere equiparato, a grandi linee, alla rete stradale e autostradale di un Paese. Da sottolineare come, ormai, entrambe le “vie di comunicazione” facciano parte dell’infrastruttura vitale di una Nazione, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale.

Dall’IRI all’IRD

Veniamo ora all’oggetto dell’articolo. L’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) è stato uno dei pilastri del “miracolo” italiano degli anni sessanta, ha formato le fondamenta dell’industrializzazione del nostro Paese, è stato, forse, la migliore rappresentazione di come lo Stato possa fare impresa (non a caso di parlava di “formula IRI”) senza vincolarsi ai principi del mercato.

Parlo di IRI perché penso ci siano, all’interno di uno Stato, settori che devono essere completamente sotto il suo controllo. Settori chiave/strategici, bene di interesse comune, bene collettivo che non possono finire in mano privata perché bene di tutti ed in quanto tale deve essere gestito dall’organismo che “tutti” rappresenta: lo Stato.

Tutti i punti toccati nella premessa, dati, social network, e-commerce, rete e sicurezza nazionale, sono argomenti di interesse collettivo; sono cioè questioni di primaria importanza per tutti noi e, di conseguenza, per il nostro Stato.

Che sia la protezione (e l’utilizzo) dei dati del cittadino, che sia la libertà di parola sui social network, che sia la realizzazione di una infrastruttura digitale che, grazie anche alla logistica messa a disposizione dalle poste, permetta a chiunque di aprire un negozio virtuale o che sia la sicurezza nazionale, lo Stato deve entrare nel mondo digitale con un polo di riferimento che, ripercorrendo la storia dell’IRI, possa diventare il punto di riferimento per il mantenimento, l’evoluzione e la ricostruzione del panorama digitale italiano. Questo polo lo chiamerei IRD, Istituto di Ricostruzione Digitale.

[Parentesi] Un polo simile potrebbe fungere anche da acceleratore di start-up, di cui il sottoscritto è un umile oppositore, in modo da far convergere le conoscenze all’interno di un unico contenitore ed evitare che si disperdano nel “mercato”, soprattutto estero.

Con una soluzione simile, e riportando lo Stato al centro della vita politica italiana, non dovremmo più preoccuparci di che fine facciano i nostri dati oppure di pensare che un’azienda privata possa lmitare la libertà di parola di un cittadino o di un politico.

Allo stesso modo, avremmo uno Stato che viene incontro alle esigenze imprenditoriali di chi vuole entrare nel mondo digitale senza che quest’ultimo debba necessariamente avere competenze digitali specifiche, perché un cittadino senza competenze digitali dovrebbe essere discriminato?

Mi rendo conto che un piccolo articolo non possa essere esaustivo di un argomento, soprattutto se, dopo decenni di liberismo, si parla di intervento statale, però il mio contributo voleva essere proprio in questa direzione, e qui torno alla prima notizia di apertura.

Perché il presidente degli Stati Uniti può volere che un’azienda estera, divenuta di interesse strategico per il proprio paese, venga acquisita e noi, per lo stesso motivo, non possiamo reclamare che lo Stato segua la stessa strada usando una propria azienda?

Rispondi

lo
ciao