Perché Frontiere chiede di non firmare il referendum contro il Green-Pass

Alla completa dissoluzione della ‘vecchia normalità’ manca solo la neutralizzazione delle consultazioni popolari? Ecco che, come a eliminare ogni dubbio, viene proposto un referendum come panacea di tutti i mali, il colpo di spugna che tutto risolve, anzi sana.

Nel sonno della democrazia (che invero non pare dare segni di vita), all’ombra dell’ormai sempiterno “stato di emergenza”, mentre già solite (e insolite) voci assicurano che stavolta è diverso, notiamo invece l’eterno ritorno dell’uguale, seppur coperto da uno spesso strato di novità strumentali.

A sostenere, anzi a caldeggiare apertamente, si affollano “inaspettati” sostenitori come Burioni, il Generale Figliuolo e i grandi media di massa: gli stessi megafoni, che hanno contribuito a creare questo detestabile clima di discriminazioni, paure e di opinioni fortemente polarizzata, fanno capire di stare «dalla parte della Costituzione».

Sorpresi? È nulla rispetto alle inedite concessioni per facilitare la raccolta firme appena annunciate: l’uso dello SPID, avanguardia delle innovative tecnologie di identificazione digitali, nonché l’eccezionale proroga di un mese rispetto alle tempistiche normalmente previste. Tale ‘beau geste’ governativo – chi ha alacremente costruito il problema, agevola e si fa sponsor della soluzione – lascia sbigottiti, nevvero?

Annotiamo, tra l’altro, che la volontà di ricorrere al voto elettronico da remoto, già sperimentato in America, si fa sempre più concreta.

Ma sotto questa patina di sorprendenti novità, il sapore di questo referendum resta il solito: dichiaratamente o meno si balena la ricerca di una legittimazione popolare invocando, come sempre, la voce del popolo – Vox Populi, Vox Dei! – in modo quantomai episodico, presentando questo appuntamento come risolutivo, la madre di tutte le “occasioni da non perdere”!

È però quantomeno inusuale che siano già stati pensati dei quesiti referendari (ben quattro) ancor prima di conoscere i dettagli delle leggi da abrogare, essendo ancora in via di approvazione o solo decreti il cui iter parlamentare deve ancora iniziare.

Inoltre abbiamo già visto fallire miseramente altre, simili, “occasioni da non perdere” nonostante la loro acclamata vittoria o diffuso consenso, due casi su tutti: acqua pubblica e trivelle, ce li ricordiamo bene.

Molti ripetono “stavolta è diverso”, ma nessuno oggi lo può garantire e anzi, in questo clima, con la maggior parte della popolazione già vaccinata, come pensano possa venire rispettata la volontà di una già improbabile vittoria?

Ci sono tutti gli ingredienti affinché questa proposta referendaria diventi il classico boomerang, graditissimo per chi il lasciapassare l’ha pensato e voluto, e generi un’ulteriore divisione nella già frammentata e disorganizzata opposizione, un boomerang che si fonda sull’illusione di una mitologica aggregazione del dissenso via campagna referendaria che tutti cercano a parole ma molti minano nei fatti.

Aggregare chi? Con quale scopo? Potrebbe questa proposta, sconclusionata e divisiva, rappresentare un polo di attrazione per i prossimi gatekeeper?

Un percorso di costruzione e aggregazione, in atto da mesi, è già molto faticoso, seppur basato sulla realtà dei fatti per rispondere al diffuso malessere sociale, e queste inconcludenti farneticazioni sembrano il modo perfetto per farlo saltare in aria.

1 thought on “Perché Frontiere chiede di non firmare il referendum contro il Green-Pass

  1. Certo!!!! visto che il GP è obbligatorio per il tampone (diagnostica, invasiva ma diagnostica), e non per il vazzino (Cura? non obbligabile), bisogna puntare sul divieto al tampone, per eliminare il GP, perchè è quello che lo tiene in piedi, sarebbe impossibile dire: il GP è un documento OBBLIGATORIO che certifica una vazzinazione FACOLTATIVA. Non starebbe in piedi, e di conseguenza il GP diventerebbe facoltativo e da lì inutile e sparirebbe.

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lo
ciao