OLTRE IL CORSO DEGLI EVENTI

Solo un esiguo numero di esaminatori del mondo circostante ha preso coscienza dell’inoppugnabile dato che siamo solo all’inizio di un lungo periodo buio che, inevitabilmente, condurrà ad un redde rationem, per quanto lontanissimo.

Le forze del Male, perché di questo si tratta, qualsiasi nome specifico gli si voglia dare, propagatrici del Nulla, stanno lentamente progredendo, sia fisicamente che eticamente e quanto accaduto in Medio Oriente diviene, in una tale prospettiva simbolica, molto più di una metafora.

Il crocevia di segni, rappresentativi di questa raffigurazione, esprime la propria malevola dinamica nell’ambito di una serie di testimonianze che traggono la loro origine da differenti culture e conoscenze, anche religiose, che convengono nell’indicare un tale processo come in atto.

Per raffigurare questa eccezionalità occorre essere introdotti allo studio di fenomeni che sfuggono alla superficiale, quandanche vasta, erudizione e pertengono alla parte più interna dei sentieri di quel labirintico sapere che unisce l’acquisizione della cultura di questa parte del globo, in tutte le sue sfaccettature, con quella, millenaria, del lontano oriente. Le sfere cognitive convergono, in questo simbolico incrocio, e si pervadono esattamente nel riconoscimento del Male, nella sua rappresentazione estetica, prima ancora che etica.

Per discettarne è necessario che si abbia contezza del significato di molti termini di comprensione, compresi quelli che appaiono come oscuri, quindi insensati, ovvero privi di significato, prima che di senso, alla maggior parte dei non studiosi. Alcuni di questi termini sono semplicemente evocativi, all’interno del glossario collettivo, non rispondendo, di fatto, ad una specifica competenza. Non è sufficiente l’acquisizione, per esempio, del termine Kali yuga, né che si sia compreso appieno il senso dell’esistere nel bel mezzo dell’Era dell’Acquario, o che si abbia contezza dell’esistenza di profetiche rivelazioni presenti in scritti nati in questa parte di universo.

L’adesione incosciente al meccanicismo positivista, da cui deriva, non solo l’essenza del liberalismo, ma anche il perverso arido materialismo, rappresenta un ostacolo insormontabile alla comprensione del tutto: nulla può intendere la pretesa scientificità contemporanea in un tale ambito, siamo ad un altro livello gnoseologico. Pertanto, la maggior parte dei commentatori dell’oggi, non solo non contempla di approfondire ciò che gli sfugge per ignoranza, non conoscenza, ma dileggia chi presta attenzione proprio a tutto ciò che a loro sfugge.

La superficialità non è mai un dono ma un ostacolo che si rimuove solo con lo studio, uno studio non inteso a rafforzare il proprio pregiudizio ma, piuttosto, volto a colmare quelle lacune della sapienza che, restringendo e limitando il campo della cognizione, impediscono, a ciò che si situa oltre quegli angusti confini, di parteciparvi.

Tutto quello che va al di là dell’immediatamente riscontrabile, perché visibile, secondo questa restrizione, non va indagato poiché non apparterrebbe, sempre secondo questa limitata concezione, al campo di quella divinità positivista che è celebrata sotto la denominazione di “scienza”. Quella stessa scienza che, annichilendo la spiritualità, riduce la vita a mera attività zoologica privata del complesso di quelle competenze che non sono immediatamente esperibili.

La semplificazione e, conseguente, banalizzazione di problemi e campi gnoseologici complessi, è stata il punto di partenza di questa tendenza generale, il cui punto di approdo deve essere la loro scomparsa affinché non restino di essa tracce troppo profonde da essere reinserite in un percorso più armonioso del sapere.

Cancellare la memoria del conoscere, anche dissimulandone la forma, è un passo chiaro, si è proceduto così, per esempio, nell’ambito dello studio della filosofia nel quale non trova più posto neppure l’ermeneutica, ma anche il cammino intrapreso dal cattolicesimo è destinato a condurre a questo obnubilante obiettivo ormai non più recondito.

Il fine di questo percorso è quello di formare menti sempre più semplici e superficiali che abbandonino lo studio e, persino, la lettura, che non siano più in grado di scrivere perché non hanno più contezza di quel linguaggio complesso che permette di elaborare un pensiero che non sia schematica rappresentazione. Tutto lo sforzo insito nello scrivere e nel leggere verrà svolto dall’intelligenza artificiale e, quindi, dal vuoto del suo algoritmo, che scriverà e leggerà al posto loro, sollevando la mente anche da questo “sforzo” che contraddistingue l’essere umano dagli animali.

Ecco che la complessità delle competenze, a cui accennato sopra, diviene troppo lungi, non solo dalla misera esistenza di chi si sta formando in quest’era abbrutente, ma anche da coloro che hanno indirizzato il proprio campo di studi relegandolo, grazie all’apporto di esigue dottrine scellerate, esclusivamente all’immanente.

Attenzione, però, anche quella parte di conoscenza che proviene a noi mediata dall’azione semplificatrice apportata dalla temperie New Age, che si è sviluppata partire dagli anni ’60, deve essere sottoposta ad un severo vaglio preventivo e ad un’immediata censura, senza appello, perché foriera di nefaste corbellerie che, come una cortina fumogena, impediscono non tanto la comprensione, che mai potrà essere raggiunta da questa parte di mondo della complessità delle dottrine orientali, ma lo stesso studio approfondito che dovrebbe, semplicemente, condurre ad una conoscenza più profonda che, unita alla consapevolezza delle nostre radici, potrebbe favorire un’interpretazione maggiormente articolata del reale nel momento attuale.

Scimmiottare pratiche ancestrali, culturalmente tramandate da millenni, appare totalmente inutile e grottesco, come grottesca ed insensata appare la moda attuale di nascondere il vuoto di pensiero ricoprendolo con solipsistici voli pindarici infarciti di una mistica simbolica d’accatto.

Respingere le semplificazioni, i rigurgiti di pensiero farlocchi e facili, possedere la perizia per lasciarsi alle spalle le inutili parole, anche scritte, di fastidiosi indagatori del surreale, legati al nulla delle loro carriere che, se hanno trovato un megafono è solo perché non v’è niente nel loro intelletto che possa disturbare.

È tempo di unire tutti quei punti, che pur apparendo lontanissimi, compongono il grande quadro della conoscenza, diviene un imperativo categorico andare oltre le ombre proiettate dal residuo ideologico delle teorie novecentesche, all’interno della caverna. In questa fase diventa imprescindibile il poter attingere ad ogni forma di sapere che ci permetta di superare l’impasse fornito e foraggiato dallo squallore di un momento eternamente presente che si invera, ormai da oltre cinquant’anni, sia grazie all’indolenza di coloro che, pur di rivestirsi del sembiante di intellettuali, hanno semplicemente ripetuto il mondo piccolo del politicamente corretto, sia grazie alla bulimia di quanti hanno avvelenato le acque di quell’antica sapienza, che proveniva da culture millenarie, rendendola dozzinale e a buon mercato.

Non si tratta di operare una crasi ma piuttosto, di effettuare un accesso al complesso senza pregiudizi e senza fretta, investire il tempo nello studio affinché si giunga al superamento delle proprie spicciole certezze, per valicare l’ovvietà delle molteplici apparenze ed inoltrarsi ad esplorare la conoscenza come unica risorsa praticabile: è solo lì che sarà possibile trovare quelle armi che permetteranno di resistere al martellante propagarsi della fantasmaticità.

Il mondo vero è uno solo, non esistono due realtà, per quanto affrettati imbonitori si impegnino a far credere il contrario, c’è semplicemente un nulla che sta cercando di inghiottirlo e farlo scomparire per sostituirsi ad esso, passando proprio attraverso gli occhi di tutti coloro che guardano senza comprendere.

Non esistono due mondi ma solo due, possibili, eserciti: uno sembra avere un numero infinito di legioni che paiono moltiplicarsi e rafforzarsi, assicurandosi nuova linfa, ad una velocità sempre crescente, l’altro può essere formato solo da un esiguo numero di armigeri la cui tenacia sarà costantemente messa alla prova dalla fanciullesca faciloneria di quanti si ostinano, pervicacemente, a pascersi di benevole ovvietà, perseverando nell’orbita del loro minuscolo pianeta ormai reso insalubre perché totalmente privo di ossigeno.

«Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici; cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi.» V. Hugo

 

 

 

lo
ciao