Maschere, divinità, controllo sociale e resistenza

La percezione che il panopticon di Bentham e di Orwell (l’occhio che controlla tutto, che sai che c’è, ma non sai dov’è e quando c’è) sarebbe stato ridimensionato e lentamente sostituito, con il progredire delle innovazioni tecnologiche, dall’auto sorveglianza (servitù volontaria), decretando di fatto la quasi obsolescenza del controllo centralizzato e diretto dall’alto, è stata smentita da quindici mesi di stato d’eccezione a livello globale.

Potremmo dire, anzi, che la sorveglianza dall’alto plurale, poliedrica e multilivello (non un solo occhio, ma tanti), si è oggi integrata perfettamente con l’auto sorveglianza, in quanto l’illusione di “libertà di scelta”, indotta dalle tecniche sempre più pervasive del consumismo, non è bastata: il “sovrano” ha dovuto agire con più forza, di nuovo d’autorità, senza però rinunciare alla sorveglianza orizzontale, anzi adattandola alle nuove esigenze del totalitarismo globale. 

Sarebbe, però, più opportuno parlare di “sovrani”, data la pluralità di soggetti, interconnessi, a più livelli, ma spesso anche in conflitto tra loro, posti orizzontalmente al vertice della piramide; i quali condividono, collaborano e si adattano alle basi della narrazione tecno-scientifica, attraverso dinamiche, la cui complessità sfugge a catalogazioni e schemi tradizionali ben definiti, con alleanze che si compongono, si sfaldano e si ricompongono, in un turbinio continuo e inafferrabile. Anche il “sovrano” è diventato, quindi, fluido.

Sebbene la torsione autoritaria sia in atto, in Occidente (e in particolare nel nostro Paese), già da decenni al fine di svuotare le costituzioni democratiche, questa torsione trova oggi, un primo straordinario compimento con l’istituzione dello stato d’eccezione, mascherato da emergenza.

Il treno è in corsa e il “pilota automatico” non si fermerà tanto facilmente.

Tale salto in avanti ha accentuato ancor più quella che Bauman chiamava tendenza all’“adiaforizzazione”, “vale a dire a dispensare una buona parte di azioni umane dal giudizio morale e, addirittura, dal significato morale”, sostituendo l’etica, con un astratto bene comune, perché ciò che importa non è il sentimento umano, che può e deve essere calpestato, ma il risultato conseguito, quello prestabilito dal sovrano e che è indiscutibile: può essere messo in discussione solo dal sovrano stesso.

Il capovolgimento del senso di responsabilità ha quindi completato il quadro: non siamo più responsabili delle nostre azioni davanti alla nostra coscienza e ai nostri simili, ma lo siamo e lo sono gli altri di fronte a “regole”, non importa se assurde, pesantemente coercitive e astratte.

Quindi diventa necessario privare gli esseri umani di ogni tendenza e sentimento che possa portare a violarle, persino la relazione umana paritaria con l’altro.

Il distanziamento diventa il primo necessario passo verso la “cura”: l’assoggettamento catartico per la costruzione di una “nuova normalità”, il consegnarsi di nuovo completamente mani e piedi al dominus.

Ma non solo, l’interagire dei due piani di sorveglianza, ne crea un altro: quello della sorveglianza verso il prossimo.

Ca-pi-ta-li-smo del-la sor-ve-glian-za

  1. Un nuovo ordine economico che sfrutta l’esperienza umana come materia prima per pratiche commerciali segrete di estrazione, previsione e vendita;
  2. Una logica economica parassitaria nella quale la produzione di beni e servizi è subordinata a una nuova architettura globale per il cambiamento dei comportamenti;
  3. Una mutazione pirata del capitalismo caratterizzata da concentrazioni di ricchezza, conoscenza e potere senza precedenti nella storia dell’umanità;
  4. Lo scenario alla base dell’economia della sorveglianza;
  5. Un’importante minaccia per la natura umana nel Ventunesimo secolo, proprio come il capitalismo industriale lo era per la natura nei secoli Diciannovesimo e Ventesimo;
  6. L’origine di un nuovo potere strumentalizzante che impone il proprio dominio sulla società e sfida la democrazia dei mercati;
  7. Un movimento che cerca di imporre un nuovo ordine collettivo basato sulla sicurezza assoluta;
  8. Un’espropriazione dei diritti umani fondamentali che proviene dall’alto: la sovversione della sovranità del popolo.

Shoshana Zuboff

Siamo chiamati a collaborare, e questo non aggiunge nulla ai vecchi totalitarismi, la novità sta semmai nella “libera creatività”, o in quella che percepiamo come tale: “fuori dagli schemi”, aiutati in questo dalla sofisticata mistificazione della realtà attraverso una cosmesi colorata e “open”.

Il totalitarismo, per come l’abbiamo conosciuto finora, puntava tutto sull’oppressione, sul terrore e sull’odio nei confronti dell’escluso e del nemico.

Il sistema ideologico era imposto con la forza del regime poliziesco, non coinvolgeva attivamente nell’elaborazione teorica, riservata alle élites, così come era riservata alle élites la componente esoterica. La propaganda serviva a irreggimentare, terrorizzare, fomentare l’odio, giustificare l’esclusione, e, alla fine, a conformarsi.

Tutto questo senza avere la necessità di mascherare, mistificare e occultare la vera natura dispotica, che anzi veniva rivendicata come salvifica.

Ciò che contava, ad esempio, nella mistica nazista era persuadere della natura divina del Fuhrer e della sacralità dell’Ordine del Sangue, rifacendosi però direttamente, nell’uso del linguaggio e nella manifestazione estetica del culto, alla trascendenza cristiana. Un misto di terrore divino, magnificenza e sacralità, che ammaliava le masse, proprio grazie all’uso di categorie vetero e neo testamentarie.

Il pensiero unico scientista attuale prevede invece un atto di fede “spontaneo e senza costrizioni”, ma in realtà tende a invadere tutti gli aspetti dell’esistenza umana, anche quel campo che in passato era esclusivo dominio della teologia dello spirito, annullandolo, in nome di un nuovo sentimento religioso, che promette esclusivamente salvezza e redenzione fisiche; ma attraverso la mortificazione e il disprezzo per il corpo, concepito sempre come qualcosa di malato, e la lenta ma inesorabile distruzione delle relazioni fisiche tra umani.

Quindi, l’adesione formale a una religione tradizionale diventa fattore secondario, così come diventa secondaria l’adesione a posizioni ideologiche otto-novecentesche ridotte a pura e vuota testimonianza.

Religioni e ideologie tradizionali vengono messe sullo stesso piano dell’uso di droghe, dello scegliersi l’identità sessuale che si preferisce, oppure del tifo per la squadra del cuore.

Le affinità e le divergenze con il passato vanno ben oltre il concetto di “potere strumentalizzante”, coniato da Shoshana Zuboff: siamo già in presenza di una nuova forma di vero e proprio totalitarismo.

Nel “dibattito” pubblico, amplificato tempestivamente dai media, ottengono legittimità addirittura proposte aberranti tipo la geolocalizzazione dei cittadini come forma di sorveglianza poliziesca: cos’altro rivela la sbandierata esigenza di controllare ogni individuo, se non la malcelata intenzione di voler trasformare la società in un immenso carcere?

Il Capitale è maschio e femmina insieme, e non è né l’uno, né l’altro, è appagamento attraverso la mercificazione, l’ottundimento dei sensi, la fine del desiderio, l’onanismo fisico e mentale, l’inazione e la pavidità. La postmodernità è finalmente davvero liquida.

La graduale svalutazione dei valori fondanti legati ai sistemi religiosi, ideologici e filosofici tradizionali, ha consentito allo scientismo neo-capitalista, dalle “magnifiche sorti e progressive”, di insinuarsi negli spazi lasciati liberi, per cercare di manipolare e dare una nuova direzione al senso di solitudine spirituale delle persone, sempre più ridotte a monadi senza identità e senza radici.

Le uniche indubitabili verità sono quelle tecno-scientifiche che sono alla base del recinto mentale in cui si è rinchiusi.

Qui la libera scelta cessa di esistere. Puoi solo aderirvi senza porti troppi dubbi, molto più che nell’epoca dei vecchi totalitarismi, quando esisteva anche un fuori, costituito da altri sistemi filosofico-ideologici e di governo. Ma è comunque ben accetta una collaborazione creativa, che ti faccia sentire parte di qualcosa, e allo stesso tempo dispensatore originale di idee.

Finché il pensiero è libero, dunque vitale, nulla è compromesso. Quando cessa di essere tale, tutte le oppressioni sono possibili, e già effettive, poco importa quale azione sia colpevole: l’intero senso della vita è minacciato.

Gilles Deleuze

Il paradigma medico-sanitario è indiscutibile e globale. Se lo metti in discussione sei tu ad auto escluderti: non vieni discriminato, ti poni ‘da solo’ fuori dalla realtà.

Sei peggio di un folle. Sei un asociale, pure se rivendichi maggiore socialità, in quanto interrompi l’unico contratto sociale che conta: quello con il Leviatano. Sei un nemico della “civiltà” e una minaccia per la salute, perché metti in discussione il Bene collettivo.

Questi nuovi nemici ricevono lo stigma di “negazionista”, “complottista”, “novax”, sono i nuovi eretici da criminalizzare e da condannare alla gogna.

Sono quelli che si oppongono strenuamente al sistema di sorveglianza, sia verticale sia orizzontale. Sono coloro i quali cercano di demolire il dominio superstizioso dello scientismo, ed è per questo che diventano pericolosi. Vorrebbero uccidere l’“utopia” di un’umanità perfetta, senza difetti e senza malattie.

Vengono quindi privati anche del diritto di essere riconosciuti come dissidenti e iscritti di autorità nelle suddette disprezzate categorie.

Ma, tutto ciò non basta, viene allora richiamato per intero il vecchio intervento autoritario mediante i provvedimenti arbitrari e restrittivi, e la propaganda. Si torna al terrore poliziesco, alla delazione e alla paura per il nemico interno ed esterno (meglio ancora se invisibile). Ma c’è una cosa che, però, il totalitarismo odierno condivide con quello del passato: un’enorme dose di fanatismo.

Un fanatismo alimentato anche dalla lobotomia e dalla distrazione di massa dell’onnipervasiva società dello spettacolo: financo dagli spot pubblicitari delle grandi multinazionali o dalle esternazioni di personaggi pubblici mediocri eletti a influencer.

La colonizzazione dell’immaginario nelle arti svolge in tutto ciò un ruolo determinante. Viene spacciata per pluralità di voci, di storie e di opere, ciò che è una visione unica del mondo. Salvo rarissime eccezioni, lo spirito critico e rivoluzionario dell’arte si è dissolto in una melma indistinta dalla qualità infima.

Ha vinto il conformismo del politically correct ed è deprimente constatare che persone presunte intelligenti e di cultura ci caschino.

I poteri dominanti, d’altronde, hanno raggiunto tecniche talmente sofisticate di manipolazione, finalizzate proprio alla “cattura cognitiva” degli strati più “consapevoli” della popolazione.

In sostanza, un intervento mirato sugli “intelligenti” e su chi ha un’alta percezione di sé, porta a risultati ben più efficaci di una semplice e generica manipolazione di massa: garantisce un collaborazionismo di “alto” profilo. Tutto si fonda sul fatto che anche un “senso critico”, intrappolato però nelle gabbie dell’ideologia e dello scientismo, può essere facilmente manipolato.

Questa è la grande novità rispetto al passato: l’illusione di possedere libertà individuali, accompagnata da una “dolce” persuasione e da tecniche di ingegneria sociale sempre più complesse, ma tutte esplicite ed evidenti, solo per chi sa vedere.

Molto spesso la morale (contrariamente agli insegnamenti di quasi tutti i filosofi etici moderni) non consiste nel conformarsi a norme vincolanti e universalmente accettate e obbedite, ma nel resistervi ostinatamente e con enormi costi personali.

Zygmunt Bauman

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lo
ciao