Manifestazione con scontri, riflessioni critiche su una commedia annunciata

Se fosse stato un film, quanto avvenuto sabato a Roma sarebbe uno di quei film di natale che, anno dopo anno, venivano riproposti sul grande schermo con (i soliti) due attori protagonisti; sceneggiatura uguale all’anno precedente, piccoli cambiamenti di scena, l’uso della volgarità per strappare qualche sorriso.

I fatti di sabato, e mi riferisco alle violenze culminate con “la presa della CIGL” durante la manifestazione di Piazza del Popolo, erano chiaramente prevedibili.

Nei giorni precedenti, attraverso diversi appelli, il Fronte del Dissenso aveva scoraggiato il recarsi a queste manifestazioni per evitare di aiutare chi, in modo più o meno esplicito, voleva prestare il fianco al governo per disinnescare il successo di quelle organizzazioni che stanno combattendo strenuamente contro il totalitarismo sanitario.
Il Fronte del Dissenso che, nel più assoluto silenzio mediatico, ha organizzato e promosso l’imponente manifestazione di Piazza San Giovanni del 25 settembre scorso.

Per queste ragioni, il Fronte del Dissenso chiede, ancora una volta, di fare attenzione e non cedere a facili provocazioni di chi promette fantomatiche lotte in nome del “popolo”.

Fronte del Dissenso, comunicato del 6 Ottobre

Che le violenze siano state organizzate dalle istituzioni è praticamente certo, ma cosa volevano ottenere?
La notizia di stamani, di Draghi che, causa “scontri di Roma”, vorrebbe mettere una stretta ai prossimi cortei, potrebbe essere un indizio per rispondere alla domanda precedente.

L’uso dell’epiteto fascista

Ma andiamo avanti.
In questa commedia “natalizia”, l’epiteto fascista, quindi l’uso di Forza Nuova, viene introdotto per la sua valenza manipolativa; svuotato del suo senso storico e politico, fascista è ormai uno strumento mediatico, il “fascista” è strumentalizzato e sfruttato mediaticamente perché ha una certa presa sul telespettatore (ricordate i comunisti di Berlusconi?) che teme per le sue libertà (sic!).

Il giochino che hanno messo in atto era abbastanza semplice da prevedere (e comprendere) anche perché, e qui mi riallaccio ai media, già utilizzato in passato.
Tutte le volte che Forza Nuova, o Giuliano Castellino, attraverso i loro canali, organizzavano una manifestazione o un gesto eclatante (ricordate la “presa delle ferrovie”?), i media di regime erano pronti a riprendere la notizia… quasi la pubblicizzavano.

Non devo ricordare (nuovamente) che i media di regime non hanno mai aperto bocca su qualsiasi altra manifestazione, delle centinaia, che da un mese imperversano in Italia.

Questo giochino, a mia memoria, lo ricordo dal G8 di Genova:

  • i media pompano una frangia violenta pre-evento;
  • la frangia violenta è lasciata agire indisturbata durante l’evento;
  • la celere si accanisce sulla parte pacifica dei manifestanti;
  • i media post-evento raccontano solo quanto avvenuto da parte di quegli stessi individui che avevano pubblicizzato giorni prima.

Nelle sceneggiature funziona allo stesso modo (come anche nei romanzi), gli attori protagonisti, e non, che fanno parte della trama, devono essere presentati prima degli eventi che li vedono partecipi; lo spettatore deve averne una immagine mentale, deve averli già introiettati prima degli eventi cardine.

Tutto questo, e concludo con la prima parte, ha come obiettivo un segmento ben definito di popolazione: (do una definizione banale) coloro che credono ciecamente a quanto viene raccontato dalla televisione, coloro che vivono nel mondo senza critica.

Questo è il loro solo target di riferimento, non hanno bisogno di altri; democraticamente, serve solo una massa acrititca di persone per leggittimare qualsiasi vergogna di stato.

PS: la sceneggiata era così scontata che molti (prendo solo due esempi) ci sono arrivati subito.

Il problema non sono gli scontri

Il problema però, a mio avviso, non sono stati gli scontri, né tanto meno la pianificazione a tavolino degli eventi.

Potrebbe mai essere un problema il sole che nasce ad Est e non scalda mai a Nord?
Potrebbe mai essere un problema il leone che mangia la gazzella?
Potrebbe mai essere un problema l’acqua che bolle a 100 gradi?

La risposta è no, non sono un problema di per sé; questi sono solo dati di fatto prevedibili e non modificabili. Noi, come non possiamo evitare che il sole nasca ad Est, e non possiamo evitare che le istituzioni, usando qualsiasi strumento umano e non, vogliano influenzare gli eventi e le piazze a proprio vantaggio, soprattutto se queste istituzioni hanno mire anti-democratiche.

Qui però nasce quello che secondo me è stato il VERO problema di sabato, il vero dato da analizzare, il punto focale.

Per quale cazzo di motivo in piazza c’erano 20000 persone?
Perché, purtroppo, sono state queste 20000 persone ad aver reso le violenze un problema reale (mediaticamente e non).
Riporto da Il Sole 24 Ore:

A Roma il 30 e 31 ottobre ci sarà il G20. Parlare di linea dura è facile ma resta un concetto tutto da riempire in strada momento per momento. Soprattutto se i manifestanti sono tanti, il rischio di una tragedia se si scatenano i disordini è sempre in campo.

Quando gli stessi personaggi avevano provato ad organizzare “la presa delle ferrovie” con l’obiettivo di bloccare i treni, sui media partì lo stesso meccanismo di sponsorizzazione.
A quell’evento però, anche grazie a chi aveva capito il vero obiettivo, non partecipò praticamente nessuno, quella volta la bomba fu disinnescata; i media poterono solo titolare “i novax sono pochi” e le istituzioni non avevano nulla a cui aggrapparsi per limitare la libertà di dissenso.

Perché, come detto, di per sé non è un problema che il sole non scaldi a Nord, però lo diventa se qualcuno ha la brillante idea di volere una casa, senza muschio sulle pareti, dopo averla esposta solo in quella direzione cardinale. Il coglione è chi ha costruito la casa, non il Sole.

Essendo un analizzatore di perché, e non di come, non mi soffermerò a discutere delle modalità attravero le quali le persone siano state convinte a scendere in piazza sabato, anche se la cosa potrebbe essere interessante per disinnescare il problema in futuro; vorrei analizzare un attimo il perché di questa scelta, che di fondo è semplice: le persone hanno capito di vivere in una dittatura.

Le persone sono stanche delle velleità anti-democratiche delle nostre istituzioni e quindi fremono dalla voglia di fare qualcosa.

Ma questa voglia si trasforma (quasi) sempre in una reazione emotiva e mai razionale, basta quindi alimentare la pancia delle persone (non la loro testa) per portarli a commettere errori grossolani (gli anni del grillismo non ci hanno insegnato niente).

Dispiace vedere che, nella trappola, siano capitati anche gli Studenti contro il Green Pass; ma forse a loro va riconosciuta ingenuità ed inesperienza…

Coazione a ripetere

Se fino alla riga precedente mi sono soffermato sull’analisi i segnali di quello che sarebbe successo c’erano già tutti, ora vorrei concentrarmi sul futuro e su come affrontare in modo razionale i prossimi mesi di lotta senza commettere più errori madornali come quello di sabato.

Innanzitutto la guerra non si vincerà attraverso gli “scontri campali”, la guerra si vincerà nel medio/lungo periodo attraverso battaglie “locali” ed azioni (ad esempio lo sciopero) mirate in centri strategici che loro non possono controllare (ad esempio le grandi aziende).

Vinceremo con la guerriglia, non con la guerra aperta (se scrivessi di prendere esempio dai talebani, presterei il fianco ai media di regime ;)).

Questo non significa non sfruttare lo strumento della piazza, anzi. Ma le grandi manifestazioni, oltre ad essere organizzate con criterio e servizio d’ordine di polso, devono essere solo il momento in cui tutte le istanze si incontrano pacificamente per dimostrare ai dittatori gli ordini di grandezza di chi sta dall’altra parte (quelli di cui hanno paura e che non vogliono che siano visti).

Una giornata per stare insieme, godere dell’enormità della massa, far vedere quanti siamo e tornare a casa dopo una bella giornata trascorsa ad ascoltare interventi producenti.

La guerra si vincerà con la testa, non con la pancia.

Se potessi fare un appello a tutti i cittadini che in questo momento vogliono fare qualcosa in nome della libertà, direi loro di dare sostegno a tutte quelle azioni di protesta, scioperi in primis, che non prestano il fianco a strumentalizzazioni, di restare calmi davanti ai soprusi (per quanto difficile) e di reagire sempre con la testa e mai con la pancia.

Perché se ognuno di noi usa la testa, ed il buon senso, riusciremo a discernere (senza bisogno di consigli paterni) cosa sarà giusto e cosa no; non bisogna più cadere nei tranelli organizzati dalle istituzioni, le quali cercano costantemente di infiltrare qualsiasi movimento per poterlo manipolare dall’interno (a questo aggiungerei anche di fare attenzione ai cosidetti gatekeeper, politici [e non] che si avvicinano al movimento per disinnescarne la potenza).

Abbiamo un vantaggio, siamo dalla parte giusta della storia, non sprechiamolo.

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lo
ciao