La scienza non è tautologia

La tautologia è un’illusione di spiegazione perché in realtà è semplicemente la ripetizione dell’oggetto, che dovrebbe spiegare, all’interno dell’enunciato che è usato per spiegarlo. Un esempio potrebbe essere la frase: un dolcificante dolcifica.
Questa falsa esplicazione non apporta nulla alla mia conoscenza inquanto non  fornisce alcuna spiegazione utile, non chiarisce la natura dell’oggetto in questione, l’uso o le peculiarità, tantomeno mi dice se sia salutare o dannoso. Quando alcuni esperti si esprimono sulla scienza, qualsiasi essa sia, hanno lo stesso approccio ed usano lo stesso modello esplicativo.
Ma cosa si intende quando parliamo di scienza? Questa è una domanda a cui non è facile rispondere esaustivamente anche perché, per troppo tempo, ne sono stati delimitati i confini arbitrariamente, ultimamente in un commento proprio sotto il TG talk a cui abbiamo partecipato, ho addirittura letto un simpatico buontempone che affermava che la medicina non è scienza.
Io voglio andare oltre questa arbitraria ed ironica asserzione, affermando che, poiché il lemma “scienza” viene dal latino scire ovvero conoscere, tutte quelle discipline che investono il conoscere sono scienza, comprese la grammatica, la linguistica o la filosofia.
Consultando l’enciclopedia Treccani, alla voce “scienza”, si legge questa definizione: Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati… acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità).
Chi ha studiato filosofia sa che, almeno fino ad un certo punto,  il pensiero antico non opera alcuna distinzione tra i diversi tipi di conoscenza e quindi tra i diversi ambiti, Platone, per esempio distingue tra le scienze particolari come aritmetica, geometria, astronomia e la scienza perfetta che è la dialettica, tuttavia tale distinzione non è sistematica; stesso dicasi per Aristotele eppure, approfondendo ci accorgiamo che vi è un elemento che, in qualche modo, risulta distintivo delle diverse discipline ed è insito nel linguaggio, ovvero è terminologico.
Ogni investigazione usa una sua terminologia specifica e questo per esigenze di chiarezza, così il linguaggio giuridico, quello matematico, quello farmacologico, quello medico, quello filosofico o grammaticale, si servono di un metalinguaggio: un linguaggio specifico per studiare e descrivere il proprio ambito, quello che potrebbe essere definito, semplificando enormemente, un linguaggio tecnico.
Ora se si mischiano i diversi piani, mescolando linguaggi afferenti a campi diversi della scienza, si creano confusione ed incomprensioni, quando si afferma che “la scienza non è democrática” si mescolano, chiaramente due categorie incommensurabili, ovvero si introduce, in uno stesso enunciato, un termine che definisce un ambito politico unendolo ad uno, di tutt’altro ambito, ed in più usato in senso volutamente generalizzato: non si dice nulla di vero o verificabile ma si afferma semplicemente il nulla.
Ancora peggio il “vota la scienza scegli PD” .
Slogan inutili eppure, poiché se una cosa non serve a niente, allora serve a qualcos’altro, evidentemente queste bizzarrie hanno una loro finalità. Cominciano, surrettiziamente a mettere in uno stesso enunciato politica e scienza, creando un pericoloso parallelismo.
Nelle scelte operate dalla politica, i tecnici o gli scienziati di qualsivoglia branca, dovrebbero essere interpellati esclusivamente per attuare decisioni, ma quando questi stessi tecnici o scienziati assurgono a ruolo di gestori della res pubblica, e non mi riferisco solo ai governi tecnici tout court, vuol dire che la politica ha abdicato la propria funzione, in favore di qualcos’altro. Quando al posto di decisioni autonome si utilizzano locuzioni come “ce lo chiede”, che sia l’Unione Europea o la scienza, intesa anche come tecnica, il risultato non cambia, siamo di fronte ad un obbligo implicito, che cancella ogni potere decisionale libero da condizionamenti esterni, una costrizione che viene da un altro ambito, un vincolo esterno, che può diventare, come in moltissimi casi, addirittura indiscutibile.
Non si possono mettere in discussione i parametri europei, le direttive, i regolamenti, e, parimenti, seguendo esattamente le stesse modalità di coercizione, non possono essere messi in discussione i dictat scientifici.
Ecco spiegato il significato della frase “La scienza non è democratica”, in barba alla definizione che abbiamo dato che la definisce, tra l’altro, come “acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità)”.
Il problema non è solo sapere se quel che è affermato, in un determinato ambito, sia vero o falso ma anche scoprire a cosa serva, quanto sia utile, perché venga usato ed a chi gioverà.
L’impostazione manichea a cui vogliono piegarci è paradigmatica di questa visione dogmatica delle problematiche.
Che si parli di provvedimenti “a favore del clima” o per ridurre la produzione di plastica o dei parametri concernenti l’ipercolesterolemia, il risultato non cambia: si tratta di decisioni che non vengono giustificate adeguatamente e non sono spiegate adeguatamente, se non, appunto, in modo tautologico, ma vengono imposte; è un po’ come quando ad una domanda ci si sente rispondere “perché sì”, o “perché è così” o “perché ho deciso così” normalmente, udendo una siffatta risposta, reagiamo, chiediamo spiegazioni, vogliamo sapere, ma se ci viene detto che noi non possiamo capire, perché non siamo tecnici allora, questo mette a tacere ogni possibile obiezione.
È come se un architetto ci dicesse non solo che dobbiamo fare una casa, di cui, peraltro, non abbiamo assolutamente bisogno, ma anche dove e come farla, senza dircene il motivo ma obbligandoci a pagarla…
Dire che la scienza, non è democratica equivale a questo, è un far tacere il dubbio, chiudere la bocca ad ogni possibile obiezione e chi lo fa viene dileggiato, insultato, bandito o, addirittura, rimosso dalla carica che, magari, ricopre. Questa è la vera dittatura, intellettuale e pratica, altro che l’antifascismo con cui ci ammorbano le sardine ed la sedicente sinistra, la vera dittatura è quella che toglie o limita la libertà di espressione, sui mezzi di comunicazione di massa e sociali, è quella che non risponde a legittime domande, è quella che insulta per non spiegare, per mancanza di validi argomenti, perché non si può spiegare un inganno, una presa in giro, chiaramente ci sarebbero reazioni. Ipotizziamo che dicessero, per esempio parlando di riscaldamento globale legato solo alle emissioni di CO2, che serve, tra le altre “nobili” finalità, a spingere la diffusione delle auto elettriche, e dicessero che il titolo Tesla, in rialzo, fino ad un anno fa circa, solo a Wall Street, guarda caso, sta diventando un titolo molto richiesto anche in Europa, dove, in precedenza era, praticamente, quasi ignorato, tutti vedremmo alcune delle possibili motivazioni reali che ci sono dietro questa scelta. L’esempio è volutamente banale ma, proprio per questo, efficace, con buona pace di tutti i Fridays for future con cui vorranno bombardarci.
Usare la scienza come guinzaglio, vuol dire che non è più la politica a tenere tecnica e scienza sotto controllo ed a determinarne gli ambiti di utilizzo ma, viceversa, sono la scienza e la tecnica a tenerla al guinzaglio, a controllarla e, di conseguenza, a controllarci, e, poiché non sono democratiche, non abbiamo modo di intervenire perché noi non siamo né tecnici né scienziati, ed anche qualora lo fossimo, nel momento in cui sollevassimo un dubbio o delle perplessità, non saremmo degni di fiducia né di ascolto perché verremmo definiti degli asini, degli incompetenti, o, addirittura, come è accaduto recentemente, in un dibattito sul clima, degli “scienziati per sentito dire”; si cercherebbe di screditare ma, sempre e rigorosamente, senza spiegare, senza argomentare.
È così perché coloro che, da tempo, detengono il potere e determinano il pensiero che deve dominare, hanno deciso che debba essere così e per farlo si servono di ripetitori, megafoni utilizzati a questo scopo: questa è la sola funzione del clero regolare formato dalla maggior parte di scienziati, tecnici o accademici che si esprimono costantemente sui mass media, con assoluta libertà e senza tema di censura; ma affermare che la scienza non è democrática è la forma peggiore di malafede intellettuale e la peggiore forma di servilismo al pensiero dominante. La loro scienza non è democrática semplicemente perché è serva del potere.
“Vi dico: lasciate ogni speranza, o voi che vi accingete a osservare! […] Sì, rimetteremo tutto, tutto in dubbio. E non procederemo con gli stivali delle sette leghe, ma a passo di lumaca. E quello che troviamo oggi, domani lo cancelleremo dalla lavagna e non lo riscrive­remo più, a meno che posdomani lo ritroviamo un’altra volta.”
cit. B. Brecht, Vita di Galileo

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ciao