ALLE RADICI DELLA QUESTIONE ISRAELE[1]:  ROMA E LA GIUDEA         

           

La situazione critica in Medio Oriente oggi assume l’aspetto di un interminabile conflitto tra lo stato Israele e le popolazioni degli Stati Arabi circonvicini con l’oggetto del contendere nella sistemazione politica da offrire alla popolazione dei Palestinesi. Per comprendere appieno le criticità della questione è fondamentale conoscerne le radici che affondano in un tempo molto antico e in un tempo più recente: il primo ceppo attiene alla dominazione romana dell’area e l’altro è conseguenza dell’intesa anglo-francese nota come Patto Sykes-Picot del 1916 (in realtà accordo segreto) susseguente al disfacimento dell’Impero Ottomano. Questa intesa -di cui qui NON ci occuperemo- può essere tratteggiata al grande pubblico con le imprese del leggendario Lawrence d’Arabia (Thomas Edward Lawrence) ufficiale di collegamento inglese che aveva combattuto a fianco degli Arabi promettendo al loro capo principe Feisal un grande Stato Panarabo. Promesse del tutto tradite appunto dal trattato Sykes-Picot che invece spartiva l’area secondo gli interessi francesi e inglesi. Ne seguì uno squilibrio mai più ricomposto. 

In questa sede tratteremo invece delle radici relative alla dominazione romana dell’area.  

Innanzi tutto chiariamo alcune coordinate: quando vi presero possesso i Romani? Nel 63 a.C. 

Cosa trovarono in termini politico-territoriali? Gli ultimi resti di quello che un tempo era il grande regno di Siria della dinastia dei Seleucidi. Questo dominava a sud un’area di religione ebraica (ma di lingua aramaica) la Galilea. 

Più a sud vi era la Samaria, di religione assimilabile a quella ebraica, ma politicamente dotata di una pallida autonomia e denominata regno di Israele. 

Più a sud ancora vi era il vero e proprio regno di Giudea (di lingua ebraica) distinto dalle altre aree e con capitale Gerusalemme. 

È importante ricordare come la Galilea ,la terra ove poi nacque e visse Gesù -oltre alla lingua aramaica- aveva altre particolarità di tipo culturale e cioè una forte impronta ricevuta dalla civiltà ellenistica(1) .Sentiamo cosa scrive T.E.Lawrence che oltre che militare di successo era anche un brillante archeologo e che scavò proprio in quelle terre: «La Galilea era la provincia non semitica della Siria; i rapporti con essa erano ritenuti quasi peccato dagli ebrei ortodossi…la Galilea giaceva staccata da Gerusalemme. Cristo ne scelse l’ambiente di libertà intellettuale per diffondervi il proprio verbo; non fra le capanne di fango di un villaggio siriaco, ma in strade lustre, tra fori e case ornate di colonne e bagni in stile rococò prodotti di una civiltà greca intensa»[2]

Vi è ancora da aggiungere che anche i componenti della frangia religiosa dei Farisei -nella stessa Giudea- erano culturalmente ellenistici e politicamente di orientamento filo-romano. «Infatti già nel 164 a.C vi erano stati proficui contatti tra Romani e popolo ebraico. C. Sulpicio Gallo, delegato in Oriente per il senato, aveva scritto al popolo ebreo per informarsi delle loro rivendicazioni, promettendo che le avrebbe egli stesso sottoposte ad Antioco IV, mentre tre anni dopo i Giudei avevano concluso con Roma un trattato di neutralità reciproca che fu rinnovato nel 141 e nel 133. I Giudei si erano serviti di Roma per scuotere il giogo del re di Siria. Roma si era servita di loro per indebolire la grande monarchia asiatica».

Questo quadro frastagliato, disomogeneo e fragile si trovò di fronte GNEO POMPEO quando giunse sull’onda delle sue conquiste orientali in quelle terre nell’anno 63 avanti Cristo. 

Si contendevano il regno di Giuda -e l’egemonia su tutta l’area- i due fratelli della dinastia degli Asmonei, Ircano e Aristobulo: Pompeo scelse Ircano e di fronte alla resistenza armata di Aristobulo asserragliatosi nella cinta fortificata del Tempio di Jahvè la prese d’assedio ed entrò nel Sancta Sanctorum. Si astenne però dal toccare il tabernacolo e ne ricevette stima e gratitudine per aver rispettato quella religione particolarissima. L’indipendenza politica degli Ebrei terminò così, con Ircano II nominato da Pompeo Sommo Sacerdote e che aveva autorità sulla Giudea sostenuto dalla élite dei Farisei, a questo punto alleati dei Romani[3].

Un fatto significativo avvenne però nel 46 a.C. quando Giulio Cesare giunse in Palestina: egli promosse il Sommo Sacerdote di Gerusalemme a rappresentante dell’intera razza, ETNARCA, inoltre lo autorizzò a prelevare da tutte le comunità la tassa per la manutenzione del Tempio di Gerusalemme[4]

A questo punto va illustrato -nell’economia dello spazio disponibile- il noto fenomeno della DIASPORA: si intende con questo termine la “dispersione” in varie direzioni di gruppi del popolo ebraico a seguito di persecuzioni, difficoltà o fattori di opportunità favorevoli. Ciò va chiarito bene. A parte la grande deportazione babilonese di secoli prima il fenomeno si può cominciare a situare già nel III sec. a.C. all’epoca delle persecuzioni che i Seleucidi regnanti sulla grande Siria operavano nei confronti di tutti gli Ebrei della zona. Si è già visto che i vari trattati dei capi della Giudea con Roma fino al 133 a.C. avevano intessuto relazioni di reciproco interesse tra le due parti. Queste relazioni già con Cesare e poi con Augusto offrirono delle vantaggiose condizioni per recarsi e stabilirsi a Roma da parte di gruppi ebraici. Secondo Flavio Giuseppe «Cesare stabilì i privilegi per le altre comunità sul modello dello statuto concesso al ghetto di Roma: in questo modo, d’ora innanzi, dovunque vi sia un ghetto nel mondo, a fianco dei pagani numerosi e ostili vi sarà un gruppo omogeneo a invocare la protezione del popolo romano, a riconoscerne i benefici e a propagarne la dominazione»[5]. In epoca augustea, Orazio poeta emblematico del principato, lascia trasparire indubitabilmente il clima di rispetto che a Roma era riservato agli Ebrei: «Oggi è un sabato ed è luna nuova; vorresti mancare di rispetto ai Giudei circoncisi?»[6]

Ciò conferma che la religione ebraica monoteista era approvata come fides licita cioè culto permesso all’interno dell’impero senza l’obbligo di fare sacrifici all’imperatore. 

Ma proprio sotto Augusto in Palestina (Giudea, Samaria-Israele, Galilea) accadono dei fatti che avrebbero avuto delle conseguenze enormi. 

La predicazione di Gesù il Cristo e la nascita del movimento degli Zeloti 

Erode nominato re dai Romani nel 39 a.C. protetto in seguito da Ottaviano «formò un grande complesso unitario di tendenza romanofila, di coloritura ellenistica»[7]. Ma nel frattempo era sorto e si diffondeva sempre più   tra i nemici di Erode un movimento che «predicava la Nuova Alleanza tra Jahvè e il suo popolo e sperava nella sconfitta dei Romani ad opera dei Parti»[8]. Nel 4 a.C. Erode morì e nel 6 dopo C. Augusto rese la Iudaea procuratela romana. Il movimento della Nuova Alleanza si incanalò in quello ben più aggressivo e violento nei confronti dei Romani fondato da Giuda il Galileo detto degli ZELOTI. 

Insieme, un altro travaglio spirituale diede vita alla predicazione di GESU’ IL NAZARENO che «incideva nel suo sangue e nella sua carne il nuovo evangelio di salvezza»[9]. L’atteggiamento di Gesù verso l’Impero Romano fu distaccato, aperto ma neutrale: mai di condanna mai di investitura. 

Ma ormai il corso della storia veniva infiammato sempre più dal movimento degli Zeloti, diffuso soprattutto nel popolino, in funzione anti-elitaria e ferocemente anti-romana. Si era prodotta così una frattura vieppiù insanabile tra i Romani e la politica giudaica. 

Questo periodo e questa direzione segnarono per sempre in modo tragico la storia del popolo ebraico. 

Solo in questo modo si può comprendere quello che avvenne 37 anni dopo all’epoca di FLAVIO GIUSEPPE. Nel 66 d.C. era scoppiata una rivolta antiromana che assunse i caratteri di una vera e propria guerra. 

F. Giuseppe era appartenente ad una famiglia della nobiltà sacerdotale israelita e fu nominato capo militare delle forze ribelli in Galilea costrette poi dai romani ad asserragliarsi a Iotapata. Di fronte alla imminente sconfitta decise di consegnarsi ai Romani di cui era intimamente estimatore. Visse poi nelle grazie di Tito che divenne imperatore succedendo al padre Vespasiano[10]. La guerra terminò nel 70 con la rovina della Giudea che divenne Provincia Pretoria, la soppressione del Sinedrio e della liturgia del Tempio e col divieto di costruire un nuovo luogo di culto. L’imposta da versare al Tempio (il Didrammo , concessione cesariana come visto sopra) fu incamerata  nel Fiscus Iudaicus[11].

Una ondata di diaspora di grandi dimensioni si riversò negli altri paesi, Roma compresa. Va infatti ribadito come a Roma la religione monoteista ebraica continuasse ad essere ritenuta “culto permesso” e né allora né poi gli ebrei furono sottoposti a persecuzioni, al contrario di ciò che accadde ai cristiani[12]. 

 L’EPILOGO 

Ma le forze della ostilità anti-romana e del riscatto dell’indipendenza politica non si erano ancora rassegnate. 

Nel 132 sotto Adriano riavvampa la lotta armata con il casus belli del progetto imperiale di costruire una città entro Gerusalemme denominata Colonia Aelia Capitolina: la rivolta prese nome da BAR KOCHBA (figlio della stella). Solo nel 135 Adriano ebbe ragione su combattenti strenui e indomiti e la sua punizione fu durissima e definitiva: divieto di soggiornare in tutta l’area, divieto di parlare ebraico, espulsione di tutta la popolazione. La parola fine fu messa con il denominare tutta la zona “PROVINCIA CONSOLARE SIRIA-PALESTINA”. 


[1] Infatti dal 331 aC.  Alessandro Magno conquistò l’Impero Persiano e impose sulla Siria -che controllava la Palestina- la dinastia dei discendenti di Seleuco suo compagno Macedone. Prima di ciò infatti i Persiani con Ciro il Grande avevano liberato (586 a.C.) gli Ebrei da Babilonia, dove erano stati deportati da Nabuccodonosor nel 933 -famosa “cattività babilonese”-.. 

[2] T. E. Lawrence, I sette pilastri della saggezza, Bompiani, vol.II 

[3] Erode era figlio di Antipatro, ministro di Ircano II, fu creato re dai Romani nel 37 a.; ebbe due figli: Erode Antipa Tetrarca (di cui si parla nei Vangeli in occasione di Giovanni il Battista) che fu re in Galilea fino al 39 post C. e Archelao Etnarca in Giudea. 

[4] J. Carcopino, Giulio Cesare, prima ed., Parigi, 1975 

[5] In J. Carcopino, Giulio Cesare, citando Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche, XIV 

[6] Orazio, Satire, I,9 

[7] S. Mazzarino, Trattato di Storia romana, vol. II 

[8] Ibid.

[9] Gesù fu condannato dal Sinedrio (sentenza eseguita dai Romani) con l’accusa di attentato al dominio romano con uno stravolgimento paradossale rispetto al preferito Barabba, sicuramente uno zelota, vero guerrigliero contro Roma. 

[10] Giuseppe ottenne la benevolenza di Vespasiano predicendogli l’ascesa al soglio di Imperatore –che nel 66 e 67 non aveva ancora raggiunto essendo Imperatore Nerone- e vagheggiando il destino del popolo romano come il vero prescelto da Dio. In seguito per l’amicizia con Tito Giuseppe ne ricevette a titolo onorifico il nomen di Flavio. 

[11] La fides era per il popolo romano la virtù più alta e nella quale identificavano il loro valore peculiare: essa consisteva nel mantenere la parola data, nello stare ai patti sanciti. Coniugato a ciò era la loro concezione di bellum iustum che imponeva al generale vittorioso di lasciar uscire sana e salva la popolazione da un assedio se dichiarava di arrendersi. Se un popolo aveva stipulato dei patti solenni con Roma –ed era il caso della Giudea- per di più vantaggiosi, la violazione di tali patti con delle rivolte era considerata dai Romani come un sacrilegio e la punizione meritata durissima (debellare superbos). 

[12] Gli ebrei non dovettero mai sacrificare alla divinità dell’Imperatore; i cristiani invece subirono tale ricatto cui risposero in molti casi col martirio. Questo trattamento di favore per i primi viene oggi spiegato dal fatto che i cristiani non avevano uno stato alle loro spalle e quindi nessuna rappresentanza politica. 

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Francesco
Francesco
3 mesi fa

Per cortesia, riguardo alla nota 12, chi sostiene la tesi che gli ebrei non fossero obbligati a sacrificare all’Imperatore perché avevano uno Stato che li sosteneva?
Grazie

lo
ciao
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