Non all’economia, non alla scienza, né alla tecnica

Tre sono i pilastri su cui si fonda questa società polimorfa, apolide ed anomica che ha fatto del mercato, di merci ed esseri umani, il suo unico credo e di questi pilastri il suo pantheon: Economia, Scienza e Tecnica sono i nomi delle tre divinità venerate.

Questo idolatrico trittico, vincolo esterno perfetto, custodisce in sé l’essenza del pensiero unico che si fonde perfettamente e si esplicita attraverso il politicamente corretto, creando il trait de union tra liberalismo creatore del primo e sinistrismo idolatro del secondo, Costanzo Preve docet.

Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa…
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto VI

Al culto di questa nuova religione si sono votati, lapalissianamente, i liberali, come era naturale che fosse, ma poi, sorprendentemente, come una muta di cani, gli sono andati dietro coloro che, a loro detta, avrebbero dovuto esserne i principali critici, gli oppositori più agguerriti, il nemico: tutte quelle forze che, facendo appello alla falsa dicotomia, macchina novecentesca, destra/sinistra, si sono ritrovate a combattere l’avversario sul suo proprio terreno, dal nemico stesso predisposto, ma con le sue stesse armi… ed è bellissimo vedere che, dopo decine di anni, non se ne sono ancora, pienamente rese conto.

Qualcuno ha iniziato, grazie alla marchiana distopia grillina, al transumanesimo e ad altre mirabolanti farneticazioni, a vedere nella tecnocrazia un pericolo reale, qualcun altro, un po’ più sveglio, grazie anche a continue sollecitazioni esterne, ha iniziato ad aprire gli occhi sull’uso dispotico della scienza non democratica, ma quasi nessuno, fino ad ora ha notato la “divinità chiamata Economia, assai più dispotica ed idolatrica¹” delle precedenti. Un’economia che, da fattore incorporato all’interno della scelta politica si trasforma, in poco più di un secolo, in vincolo esterno della politica, divenendone divinità suprema ed incontrastata; solo in un secondo tempo, abbastanza recente, a causa delle diverse crisi sistemiche nell’ambito dell’attuale ciclo capitalista, che hanno reso precarie le condizioni di vita per milioni di persone, che sarebbero state incontrollabili attraverso i consueti strumenti di repressione sociale, è stato necessario introdurre le altre due divinità affinché cooperassero per svolgere quel ruolo di controllo e coercizione che la mutata situazione richiedeva.

Di tecnica e scienza ci siamo ampiamente occupati e molto abbiamo detto e scritto, non solo attraverso le pagine virtuali di questo sito ma anche grazie all’impegno profuso tramite Scientocrazia che si prefigge proprio tale scopo: aprire gli occhi sul futuro distopico che potrebbe attenderci, affinché non ci colga impreparati ma capaci di reagire, di opporci a questa nuova barbarie culturale, che a nostro parere, nulla lascerà intatto e che muterà la percezione stessa dell’essere umano. Altro ancora continueremo a produrre ed altro continueremo ad elaborare ma, in questo breve testo, ci interessava spiegare perché abbiamo, per precisa scelta, deciso di non occuparci di economicismo se non in forma latente.

La potente allucinazione della sinistra tutta, parlamentare, extraparlamentare, operaista, bordighista… che ha fatto del culto economico il suo faro e dell’economicismo il suo fondamento, ha attraversato, imperitura, quasi un secolo, cosicché, l’economicismo, da descrizione epistemica del capitalismo, è diventato, la malattia endemica del sinistrismo post bellico ed al tempo stesso, il suo tratto distintivo.

Che questo sia accaduto al PCI ed alle diverse scorie radioattive che ha lasciato dopo la sua fusione, sembra perfettamente normale, essendo ormai parti strutturali del sistema dominante o particelle asservite al politicamente corretto (la voce del padrone) quindi totalmente funzionali ad esso, era naturale che questo accadesse, quel che stupisce maggiormente è invece che, tale potente allucinogeno liberale, abbia prodotto una dipendenza dalla quale neanche il rivoluzionario di sinistra riesce ad emanciparsi.

Questi economicisti di sinistra, rivoluzionari o no, che analizzano il mondo solo attraverso una lente deformata fornitagli dal capitale stesso, totalmente assorbiti da un’attività da ragionieri dell’ideologia, sono stati impegnati a studiare ed elaborare esclusivamente per controbattere alle teorie economiche formulate dal pensiero unico, assorbiti da questa attività come i bambini alle prese con il cubo di Rubik, ed in questo continuo correre inseguendo la volpe, non solo non hanno prodotto nulla di originale, limitandosi alla critica dell’analisi fatta da altri, ma hanno dimenticato quello che avrebbe dovuto essere invece il centro della loro elaborazione teorica: l’uomo, inteso come essere sociale.

Se si analizzano gli scritti prodotti dalla quasi totalità dei così detti “intellettuali” di sinistra, questo clero che ha regnato incontrastato per decenni, non vi sono che poche tracce di un pensiero che vada oltre la miseria dell’economicismo. Anche attenendoci al momento attuale, in cui tutto sta crollando, costoro continuano ad organizzare convegni, incontri, produrre scritti che restano impantanati in questa palude, in una sorta di lotta nel fango inutile e fuorviante. Non è un bello spettacolo.

Allora?
A morte l’economia? A morte la scienza? A morte la tecnica?

Niente di tutto questo, chiaramente; l’infantilismo politico va lasciato proprio a chi, da sempre, si pasce di scempiaggini ed agisce secondo dinamiche da stadio.

È necessario invece far chiarezza e distinguere i diversi ruoli di queste tre false divinità, quello che sono diventate, ma, soprattutto ciò che dovrebbero essere in una società che non fosse votata al suicidio sociale. La questione più urgente è sbarazzare economia, scienza e tecnica dalle sovrastrutture attraverso le quali sono state trasformate in tre idoli, per riportarle ad assolvere la loro funzione originaria di utili strumenti di investigazione ed analisi, scevre da ogni principio d’autorità, liberate da un uso grottesco che le vuole asservite al pensiero dominante.

Per realizzare una tale operazione, è obbligatorio toglierle dai piedistalli sui quali sono state indebitamente messe dal pensiero unico, affinché adempissero ad una funzione secondaria, quella coercitiva, e renderle consultabili all’interno di una visione politica liberata da vincoli esterni e resa così di nuovo capace di effettuare scelte politiche indipendenti ed autonome.

[1] Costanzo Preve “Dialoghi sul presente”.

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lo
ciao