LA RICERCA DEL SACRO GRAAL: nuovi e vecchi Parsifal del soggetto rivoluzionario

Qual è il soggetto rivoluzionario che potrebbe, oggi, fungere da catalizzatore di un cambiamento?

La domanda presupporrebbe che, nella storia dei cambiamenti “rivoluzionari”, sia possibile riscontrare una regolarità e che questa possa essere studiata e riproposta per elaborare una teoria socio-politica, come è stato fatto da una miriade di noti esponenti marxiani o marziani, tanto erano strampalate certe analisi, che si sono cimentati in rocambolesche speculazioni pseudo scientifiche per cercare, in una gara di arrampicata libera sugli specchi, di trovare una sorta di sistematicità.

“La storia si ripete”: l’errata interpretazione di questa falsa, lui non l’ha mai scritta, frase di Marx[1] ha creato non pochi problemi e molti danni, infatti abbiamo assistito ad un susseguirsi di analisi, studi e costruzioni, create da uno stuolo di geni, che hanno speso la loro vita intellettuale nella ricerca di regolarità, da imporre di forza alla storia, per suffragare questa supposta teoria.

Costruzioni fantastiche e dove trovarle.

La Rivoluzione francese, la Comune di Parigi, la Repubblica di Weimar, la Rivoluzione russa… cosa hanno in comune? Niente, nulla, nessun elemento socio-politico! I soggetti rivoluzionari erano diversi, la temperie culturale era diversa, le condizioni sociali erano diverse, le condizioni materiali erano diverse: insomma non esiste nessuna possibile regolarità che possa, anche mediante un salto carpiato all’indietro, accumunare queste vicende. Perché? Per la ragione, semplice e banale, che le rivoluzioni, come certi eventi, sono accadimenti straordinari, eccezioni che nascono proprio da irregolarità e, come tali, non confermano la regola ma la ribaltano, la sovvertono, le impongono uno strappo, la rivoltano.

Secondo il Manuale del buon rivoluzionario, nessuno degli eventi storici sopra citati avrebbe dovuto avere luogo e questo per diverse ragioni, per empio non c’era il soggetto rivoluzionario prescritto oppure le necessarie condizioni politiche, sociali o economiche ma la storia non chiede il permesso alla teoria e la teoria può solo spiegare quel che è accaduto e prevedere quel che è sistemico. L’anomalia, questo è il nodo centrale.

Se non è possibile prevedere l’evento rivoluzionario, non è conseguentemente possibile, aprioristicamente, individuare e determinare un soggetto rivoluzionario che ne sia artefice.

Solo il sistema presenta delle regolarità che possono riproporsi, essere studiate ed essere previste mediante un’analisi politico-teorica, a patto di possedere visione del mondo e strumenti idonei a leggere la realtà: tutto ciò che si presenta come strappo al sistema, essendo irregolarità, è, al contrario, imprevedibile.

Questo non vuol dire che non possa essere provocato, come hanno dimostrato i recenti avvenimenti negli USA ma, in tal caso, si tratta di strappi sistemici, quindi non portatori di reali cambiamenti sociali, politici o culturali ma, piuttosto, di false eccezioni che servono solo a confermare la regola. C’è da aggiungere poi che tali sommovimenti sono indotti proprio allo scopo di scongiurare eventi spontanei: una rivolta indotta è circoscritta e facilmente controllabile, un movimento spontaneo non lo è se non a prezzo di una repressione violenta.

Quando si parla di soggetto rivoluzionario, sembra sia conseguente parlare di massa, perché secondo i parametri, che ci sono stati così gentilmente dati da certi studiosi, deve esserci un soggetto rivoluzionario, deve esserci una massa critica, precise condizioni e dei leader. Ecco, l’ultimo punto è il solo ad essere davvero interessante ed a presentare una certa regolarità: ogni strappo alla linearità storica ha avuto una o più figure che, con una analisi possibile solo a posteriori, lo hanno incarnato o provocato. Voglio dire che, per esempio, nel momento in cui Trotzki organizzava i Soviet di San Pietroburgo non era chiaramente certo che ci sarebbe stata la Rivoluzione, lo sappiamo noi che, avendo studiato la storia, sappiamo anche che avrebbe dato vita all’Armata Rossa.

Benito Mussolini era certo che la Marcia su Roma lo avrebbe portato al governo per vent’anni? Era qualcosa di prevedibile?

Era preconizzabile che dalle ceneri della Repubblica di Weimar sarebbe sorto il III Reich?

La risposta a tutte queste domande è, evidentemente, No! Perché non siamo aruspici però, certuni, al pari di sibille e volendo leggere la realtà come fosse un mistero eleusino da decifrare, si sforzano di voler provocare, artificialmente, eventi “rivoluzionari”, di creare il clima per…tranne poi, arrivati ad un passo dalla meta, mandare tutto a rotoli sostenendo che non c’è il clima per… ma questa è un’altra, recente, storia.

La verità è che le teorie storico-analitiche, che noi conosciamo e che abbiamo studiato, hanno preteso di normare l’eccezione, questo il grande vulnus che ci troviamo ad affrontare in generale ma anche in particolare trattando, per esempio, delle vicende minori legate a questi ultimi due anni.

Oggi, in Italia, siamo in una situazione precisa: esiste una massa che non è soggetto ma oggetto. È oggetto perché non pensa, è oggetto perché segue i fattarelli di cronaca piuttosto che leggere le linee generali che soggiacciono ai singoli eventi, è oggetto perché manca di strumenti analitici e visione del mondo, è oggetto infine perché è totalmente ed acriticamente in balia della narrazione dominante del sistema o, ancor peggio, di una contro-narrazione finto dissenziente funzionale al sistema stesso.

Sballottata di qua e di là dalla corrente di piccoli intrattenitori del pensiero che rimasticano teorie altrui, da cabarettisti, da scimmie urlatrici piene di livore ma vuote di qualsiasi contenuto, da contenitori del dissenso che lo travasano da un’organizzazione all’altra al fine di disperderlo, è una massa sottoposta ad una folla di personaggi grotteschi, inutili o persino dannosi che ormai si rubano la scena per strappare qualche applauso. È una massa ancora intrappolata nel movimentismo grillino, nell’assurda ricusa della politica come fosse una cosa aberrante, nel rifiuto anche solo del temine “partito”, di ogni proposta che vada oltre la protesta fine a se stessa, è una massa indeterminata e magmatica.  Per chiarire, dobbiamo però aggiungere che, una massa, anche la più determinata ed evoluta, se sottoposta ad un martellamento contraddittorio ed insipiente, come quello di questi due anni, è destinata a diventare terra di facile conquista da parte di qualsiasi avventuriero pseudopolitico e/o a sciogliersi abdicando all’individualismo. 

E’ stata svegliata dal torpore, spinta in piazza ma poi è stata stancata, snervata e dispersa, proprio nel momento in cui si sarebbe potuto affondare un piccolo colpo al sistema; allora, il sistema stesso ha creato un’altra realtà, un’altra distrazione e, come in vortice tutto è stato rigettato a terra dopo essere stato agitato in aria. L’uragano si è placato, la calma relativa sembra essere tornata e quel che resta sono i danni e la devastazione.

Proprio ora che ci sarebbe bisogno di manifestarsi, proprio ora che ci sarebbe bisogno di agire, questa massa-oggetto sembra imbambolata, ferma, smarrita, incapace di reagire ai nuovi colpi che verranno.

Nuovi vincoli esterni si profilano all’orizzonte, nuove emergenze, ancora più inquietanti e stringenti delle precedenti, vengono paventate…e la massa gli va dietro, restandone imprigionata, grazie ai soliti pifferai magici.

Si perde di vista il controllo, la perdita di dignità, il restringimento della libertà, l’affossamento del residuo di democrazia rimasto, la distruzione di quel che resta della civiltà occidentale perché i contenitori del dissenso, seguendo la propaganda del nemico e scendendo ancora una volta sul suo campo di battaglia, sventolano lo straccio rosso della guerra, che il nemico gli ha dato, mettono in atto la grande opera di distrazione di massa.

Come a Pamplona, tutto viene travolto dalla mandria, o da quel che resta di essa.

La colpa, perché di colpa si tratta, è proprio di questi imbonitori che, per egocentrismo ed incapacità, hanno giocato a fare i leader senza averne la stoffa, senza esserlo, facendo tanto rumore per cercare di disorientare, contenere ed infine disperdere le piazze. Ora, lentamente, la situazione sta decantando, piano queste esiziali particelle in sospensione si depositeranno sul fondo, presentando la loro vera natura, il tempo mostrerà i falsi miti per quel che sono: “parassiti senza dignità”[2], scimmie, cabarettisti, gate-keeper, gitanti della politica, rimasticatori di pensiero.

In una tale temperie politica, sociale ma, soprattutto culturale, appare quantomeno fuorviante, se non velleitario ed, infine, inutile, interrogarsi e teorizzare su un presunto soggetto rivoluzionario, almeno come lo abbiamo fra-inteso fino ad oggi analizzando, a posteriori, la storia.

Solo esaminando il presente si può capire, al massimo, se c’è una spinta verso un reale cambiamento e se i guardiani dei cancelli sapranno ancora contenere il dissenso ma, una cosa è certa, il nemico ha una struttura radicata profondamente tanto nelle istituzioni quanto nel tessuto sociale ed agisce, anche e soprattutto, tramite coloro che lo fiancheggiano, scientemente o per incapacità.

Alla luce di quanto esposto, sembra molto più interessante ed utile, invece di cercare un potenziale “soggetto rivoluzionario”, ricostruire il pensiero, formare quadri e militanti e, soprattutto, uscire dal piattume al ribasso in cui vorrebbero confinarci, lasciare il ruolo di meri seguaci, che alcuni hanno disegnato per noi.

È tempo di smettere di inseguire vuoti vessilli, al pari degli ignavi danteschi, e concentrarsi sul fine individuando i mezzi per raggiungerlo: la base è la creazione di un soggetto politico che incarni davvero una spinta antisistemica, che non strizzi l’occhio al passato né si appoggi, per seguire l’arte di pericolosi compromessi, a chi ha dimostrato tutta la propria inettitudine.

Chi ha sempre fatto naufragare ogni nave che ha comandato non facendole raggiungere il porto, non è un buon comandante.

Si invoca “unità”, io invece predico la divisione, la separazione netta dal marciume, dall’incapacità, dal pressappochismo, dall’insipienza, dall’ipocrisia, dall’incoerenza.

È tempo di unire la parte migliore di questo paese, quella che aspira davvero ad un reale cambiamento.

I nemici e gli avversari non mancano, mancano esseri umani coraggiosi che siano disposti ad andare controcorrente rispetto al Manuale del buon rivoluzionario, che non si lascino imbrigliare in dicotomiche farneticazioni di destre e sinistre, né abbindolare da falsi miti.

Serve l’ottimismo della volontà per ricostruire una civiltà distrutta.

Ite, missa est


[1] In realtà questa frase non esiste in questa forma, ma in Il 18 Brumaio di Napoleone Bonaparte, Marx scrive: “Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.”

[2] Battiato, F., E ti vengo a cercare, da Fisiognomica, 1988

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giulio moscatelli
giulio moscatelli
5 mesi fa

Ammetto di esser stato anch’io ammaliato dalla domanda “quale soggetto rivoluzionario oggi?”
l’impazienza, l’insofferenza ci spinge a farcela, ma ammetto che OGGI non ci sia.
Rimane solo il lavoro dei militanti,convengo. Probabilmente un tale soggetto lo vedremo quando ci sarà e ci sarà quando lo avremo non dico “creato” ma almeno “suscitato”

lo
ciao
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