El gran teatro del mundo¹

Quando parliamo di neoliberismo o liberismo è necessario tener presente che, a parte la poetica storia legata alla Mont Pèlerin Society, stiamo parlando di una complessa macchina ideologica della quale, la parte economica, avvero il vecchio caro sistema capitalistico, è solo il motore, per così dire, ma il resto è, per l’appunto, quel complesso impianto ideologico che soggiace alla distruzione totale dell’istruzione, della sanità, dei trasporti, dei fondamentali diritti civili, della libertà, della giustizia, o detto in due parole: dello stato; più in generale della civiltà occidentale, dei suoi fondamenti.

Una storia lunga, ma neanche troppo, che sta portando, lentamente ma inesorabilmente, allo smantellamento della civiltà e per realizzare la quale, specialmente nell’Italia della prima repubblica, due componenti sono state fondamentali: i partiti di governo da un lato, l’opposizione ed i sindacati dall’altra.

Essi dovevano svolgere due ruoli diversi ma in un’azione assolutamente sinergica: compito dei partiti di governo era quello di fornire strumenti che facilitassero il progressivo compimento dello smantellamento dell’esistente attraverso azioni mirate, da realizzarsi progressivamente, dall’altro, i partiti d’opposizione, con l’indispensabile aiuto dei sindacati, dovevano svolgere un ruolo di controllo e contenimento della classe lavoratrice, la sola, ancora, in quel momento, almeno potenzialmente, in grado di svolgere un ruolo, minimamente preoccupante per la stabilità sociale.

Limitare, fino quasi ad esautorarlo, il diritto di sciopero, smantellare l’industria manifatturiera, non solo aumentando a dismisura la tassazione e pertanto favorendo la delocalizzazione, diminuire gli interventi statali…i passi di questo percorso sono ben noti.

D’altro canto si doveva eliminare, come da copione, lo stato sociale mediante l’ingresso del capitale privato e l’aziendalizzazione; questo progetto riguardava tre cardini: sanità, scuola e trasporti.

L’aziendalizzazione di scuola e sanità, la privatizzazione delle autostrade e delle ferrovie e la distruzione di Alitalia andavano esattamente in quella direzione. Questo è il succulento programma ideato dal pensiero neoliberale figlio di quel vecchio capitalismo, ormai obsoleto, che per sopravvivere a se stesso doveva diventare finanziario e, di conseguenza, mondializzato.

Le frontiere divengono inutili ninnoli, le merci e le persone devono poter essere trasportate senza limiti, devono poter entrare ed uscire a piacimento: perché entrambe sono totalmente funzionali al profitto, soprattutto gli esseri umani, importati allo scopo di abbassare il costo della manodopera ed innalzare la competizione tra gli strati della popolazione: tra quelli più bassi tramite l’ingresso di clandestini, grazie alla provvidenziale collaborazione delle ONG, tra gli altri strati tramite progetti più raffinati come l’Erasmus od altre simpatiche iniziative che hanno aperto le frontiere, per creare una sorta di quota stranieri, tanto barbara quanto le quote rosa, che simpaticamente si affiancava alla creazione di meravigliosi provvedimenti che ne proteggessero e facilitassero la permanenza.

In questo senso vanno lette certe regole non scritte come l’indispensabile presenza di persone di colore, nelle pubblicità o nelle serie televisive o nei luoghi di lavoro, per soddisfare un fantomatico politicamente corretto o l’eliminazione di tutta la simbologia cattolica, e lo dico da atea, per non “offendere” le altre religioni… ovvero costoro devono arrivare in un non-luogo, un posto ancora più estraniante di quello da cui provengono e devono trovare il nulla che deve essere compatibile con la loro “cultura” o sub-cultura che sia.

Tutti atti che rilevano una sorta di senso di colpa, di peccato originale, da espiare, da parte dell’occidente europeo. Che non si dica che il liberalismo non è democratico!

Sono tante modalità attraverso cui, le direttive, meramente economicistiche si fondono, come abbiamo visto, con altrettanti provvedimenti di tipo sociale, per così dire, dando vita ad un disegno che, tuttavia, non sarebbe completo senza altre due componenti: la promozione dell’individualismo, a discapito dell’essere sociale, il suo progressivo isolamento e monadizzazione, nonché la spinta alla rivendicazione di diritti, così detti civili, ma assolutamente effimeri, innecessari.

Questo fantasmagorico percorso ci ha portatati, trionfanti ed inermi, fino al 2000: l’entrata in Europa, le meravigliose religioni orientali, chiaramente semplificate per renderle appetibili a distratti e superficiali fruitori in cerca di pseudo-emozioni che non cozzassero col consumismo, l’esibizione del nulla quotidiano sui social, il multi sub-culturalismo, il politicamente corretto, il finto umanesimo, il vero transumanesimo, il trionfo della scienza di regime, lo strapotere tecnocratico, le libertà incredibili che ci permettono di scegliere tra una serie infinita di sessi ma non ci permettono di scegliere a quali profilassi o cure sottoporci…

In questo luna park delle libertà d’accatto, storditi da luci stroboscopiche, ci hanno tolto e ci stanno togliendo tutto e stanno smantellando tutto mentre, felici, facciamo un altro giro di giostra: accettiamo provvedimenti assurdi ed immotivati, accettiamo la paura dell’altro, solo se non ha la mascherina però, (che non si sia accusati di razzismo eh!), accettiamo di condannare e dileggiare le opinioni non conformi a quelle espresse da giganti del pensiero come Fazio o Murgia, accettiamo di essere definiti genitore 1 e 2, accettiamo di rinunciare alla libertà di manifestare il nostro dissenso, accettiamo di non incontrarci, accettiamo di rinunciare alla nostra vita privata per lavorare da casa, accettiamo di non essere curati in sicurezza, accettiamo di trasformare i nostri figli in piccoli soldatini funzionali ed obbedienti, di non farli studiare, di non farli crescere, di non renderli autonomi, accettiamo che passino ore a scuola per imparare ad essere quello che il sistema vuole che siano, accettiamo che il loro sistema immunitario venga azzerato, accettiamo la disinfezione fisica e psicologica di un mondo asettico e senza emozioni, perché anche quelle sono pericolose…

In tutto questo straordinario quadro distopico ci si chiede ancora di pensare che esistano istituzioni politiche, che non siano quelle europee, che abbiano un ruolo, che operino reali scelte, ci si chiede di continuare a perpetrare quel rito meraviglioso del recarsi a votare: porcellum, rosatellum, nomi fantasiosi con quel non so che di latino che li rende ancora più allettanti.

Ci si chiede di continuare a credere che la rappresentatività abbia un senso, che le percentuali siano importanti, che il sostegno popolare, come si diceva un tempo, conti qualcosa.

Ma se non contavano nulla nella prima repubblica, dove era mero gioco delle parti, ora, servi dell’Unione Europea, questi partiti esautorati della funzione legislativa, europeisti per scelta o per tattica, ubbidienti ai diktat, incapaci di ribellarsi e persino di scendere in piazza, almeno per forma, (per Bacco!) questi fantasmi che siedono nell’emiciclo cosa pensano di contare?

Chi pensano di rappresentare?

Quali interessi pensano di difendere?

Ah, sì! la maggioranza, i voti… certo, come no! Però, meditate sul fatto che, a dispetto del vostro sentimento di grandeur, vi guardate ancora allo specchio solo perché avete buoni stomaci ed una sorta di ritratto che, similmente a quello di Dorian Gray, si fa fantoccio, burattino al posto vostro, altrimenti, credetemi, provereste horror vacui, stricto sensu, nel rimirare la vostra devastante inutilità e pochezza, nonché l’inganno e l’infingimento di cui la vostra protervia, ogni giorno, in assenza di conoscenza, si nutre.

Signori, qui i cittadini non c’entrano nulla, questa è un’altra storia, questo è teatro, finzione, messa in scena, commedia, farsa, tragedia… niente a che fare con la nobile arte della politica che è, per definizione, la capacità e la responsabilità di intraprendere scelte.

Per chiarire, l’arte di ubbidire, si chiama Servilismo.

[1] El gran teatro del mundo (Il gran teatro del mondo) auto sacramental di P.C. de la Barca

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lo
ciao