PREMESSA

Il populismo è, al tempo stesso, un cavallo di Troia e, anche, un cavallo di Frisia. È un facile espediente che, in questi ultimi anni, ha aperto la strada a diverse figure “politiche” le quali hanno fatto di slogan miseri, ma altamente popolari tra una parte della popolazione, una sorta di breviario, a guisa di fondamenti, che gli ha fornito l’opportunità di crearsi un varco all’interno di una palude, quella politica, ormai intasata da grigie figure prive di un qualsivoglia valore, nonché di prospettiva, creando, contemporaneamente, uno sbarramento allo sviluppo di una discussione sul nemico reale e sulle sue armi.

 

ARCHEOLOGIA RECENTE

La storia è nota: i saltimbanchi di un esperimento politico, creato a tavolino dall’anglosfera e guidato da un comico ed un informatico, si sono imposti sulla scena in concomitanza col fantasma del partito della secessione, in fin di vita, che si è rianimato grazie ad una nuova formula magica, quella No euro, queste operazioni congiunte hanno originato una nuova genia di “ribelli”, una nuova linfa che aveva come scopo quello di resuscitare il cadavere, ormai putrescente, della falsa democrazia.

«La storia ci racconta come finì la corsa la macchina deviata lungo una linea morta… con l’ultimo suo grido d’animale la macchina eruttò lapilli e lava, esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo: lo raccolsero che ancora respirava […]»[1]

Il M5S ha palesato immediatamente il suo ruolo, quello per cui era nato, che era quello di incanalare il malcontento generalizzato, far crollare l’interesse verso il “Politico”, banalizzare l’impegno e distruggere così ogni residua speranza di cambiamento.

La Lega, che condivideva con quest’ultimo il primo obiettivo, aveva, però, un programma di più ampio respiro: era destinata cioè ad uno scopo di più lunga durata, ovvero quello di creare un limbo che tenesse ferma e tacitasse ogni reazione allo stato d’eccezione permanente, di cui il potere aveva bisogno, per affrontare, mantenendosi a galla, un nuovo ciclo.

Tutti gli occhi erano puntati sull’economicismo, vera divinità che, da sempre, ha ammaliato gli animi tanto dei liberalisti che dei marxisti. Questa sguattera della politica è rapidamente assurta al ruolo di monarca assoluto regnando incontrastata su qualsivoglia discussione ed è stato, quindi, facile imporsi su quelle menti semplici, che nessun respiro politico hanno mai avuto; la conseguenza di questa banale operazione è stata, per esempio, quella di focalizzare l’attenzione, sul dibattito No euro che ha tenuto banco per il tempo necessario a creare una nuova divinità: la scienza. Una divinità mostruosa e feroce che doveva garantire il controllo e la totale sottomissione. Una divinità molto più potente dell’economicismo e, quindi, molto più deleteria.

La Lega come, in seguito, FdI sono stati solo specchietti per allodole. Questo evidente concetto è stato chiaro, ad alcuni da subito, ad altri dopo il 2019, poi ci sono quelli che, tutt’ora, si ostinano a non vedere la realtà e a sperare, quelli che: «Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia»[2]

Così, mentre anacronistici personaggi parlano ancora di economia, uscita dall’Euro e uscita dalla Nato, che fa già ridere così, l’elefante non solo è entrato nella stanza ma l’ha arredata e la scienza è diventata il vero asso nella manica del sistema: è stata imposta come nuovo paradigma dogmatico e come arma di controllo ma, soprattutto, come mezzo e fine.

Nulla le sfugge perché si è fatto in modo che tutto rientrasse nel suo dominio: la legge Lorenzin, la “pandemia”, il siero sperimentale, il lockdown, il green-pass, l’affermazione di genere, il riscaldamento globale, la transizione verde, l’Agenda 2030, la transizione digitale, l’identità digitale, la medicalizzazione degli individui… come nota di colore, è fondamentale sottolineare l’importanza della scuola che diventa un immenso  laboratorio di sperimentazione che trasforma i ragazzi in cavie perfette di tutta questa cloaca partorita dal sistema, questo accade perché la scienza ha bisogno di sperimentare e, grazie alla raccapricciante visione anti-umana di stampo liberalista, gli animali sono stati sostituiti con i bambini.

La massa amorfa e inerte non lo capisce, i cosiddetti “dissenzienti” non lo capiscono, i semicolti non lo capiscono, gli pseudo-intellettuali non lo capiscono, i partiti “anti-sistema” non lo capiscono.

Questa è la realtà.

 

ACCADE ORA

Il populismo è la distrazione per eccellenza ed ora, più che mai, si sta concentrando su questo obiettivo: tutti ad esultare perché una commissioncina istituzionale ha partorito una cagatina come l’annullamento delle multe ai non “vaccinati”, ignorate, per altro e senza conseguenze, da tutti coloro che avevano un briciolo di granum salis e spinte solo da “avvocatucoli di twitter”[3] saliti alla ribalta nel circo pandemico. Del resto, chi si accontenta, crede di godere…

Intanto, guarda caso, gli stessi avvocatucoli e gli stessi personaggi cicaleggianti, di dubbia genia, emersi dal circo Barnum della “pandemia” stanno preparando un Referendum sui vaccini pediatrici.

Tout se tient.

Il populismo, vigliacco e becero, sta lavorando con loro e per loro. Costoro sono il nemico perché sono al meglio, ignoranti politicamente, quindi inutili, che portano avanti una battaglia, destinata ad una sconfitta certa e assoluta, che avrà come conseguenza immediata la disfatta e lo sfaldamento di un movimento che, invece, rappresentava una realtà che, sebbene, assolutamente minoritaria, era coesa e l’altra, ugualmente grave, quella di rendere l’obbligatorietà vaccinale, comprese le multe e le esclusioni ad essa legate, intoccabile.

Le istituzioni, in uno stato illegittimo, colonizzato e dittatoriale, sono sempre il nemico ma chi manca di una visione chiara, non lo sa o non se ne ricorda.

Questi cercatori di gloria a basso costo, privi di qualsiasi visione, non solo politica, ma proprio del mondo, privi di competenze politiche e, conseguentemente, di prospettiva, hanno come unico fine quello narcisistico di essere vedette per un giorno e, pur di avere un briciolo di visibilità, non solo non si curano delle conseguenze scellerate della loro mania di protagonismo, ma sputano in faccia a tutti coloro che, da anni e non dalla “pandemia”, si impegnano e lottano.

Il sistema vince di nuovo e si rafforza, proprio quando si stava indebolendo, perché la narrazione aveva iniziato ad incrinarsi grazie allo sforzo di chi, al contrario di certi parvenus, ha da tempo compreso la situazione, i dissenzienti si sgretolano dividendosi sempre di più. Questa è la conseguenza dell’incanto populista che allontana le menti e l’agire dal nemico principale, dando miseri contentini che non servono a un cazzo se non a sedare ed a fornire una parvenza di multipolarità ad un monolite che, in realtà, procede a ranghi compatti.

Mentre ci si accontenta di “far sukare” quattro dementi sul virtuale, lo si prende in culo nella realtà, e senza vasellina. Questo è il populismo nel suo massimo splendore, la sua essenza nefasta è tutta qui e, fin tanto che non si sarà in grado di smontare definitivamente questa trappola per topi, non ci sarà alcuna speranza di venir fuori da un tale cortocircuito percettivo che ha come unico scopo quello di distrarre, dividere e dominare.

La sveglia arriverà mai? Forse no.

Non c’è coscienza, non c’è conoscenza, non c’è cognizione di causa. C’è solo la solita reazione di pancia che è quella che ha determinato, da sempre, la sconfitta ed il vantaggio del nemico.

Se i dissenzienti sono i leoni, il sistema è il domatore, ed il populismo la frusta che assicura al domatore l’ammaestramento ed il predominio. Specificando ulteriormente e più brutalmente, aggiungiamo che la pancia è il fulcro del successo del populismo che è, a sua volta, il mezzo che usa il sistema per metterlo nel culo.

Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo perché ha sempre funzionato.

Se non si è capaci di andare oltre questo schema, si è destinati, irrimediabilmente, a perdere e, metaforicamente, ma non troppo, a continuare a fare barricate per contro della borghesia. Questo paradigma, che è un modello chiaramente perdente per i dissidenti, in senso lato, che lo attuano, va avanti, con successo, per il sistema, dagli anni ’60.

Il sistema, sentitamente, ringrazia, perché senza la collaborazione di idioti superficiali, che continuano a rifiutare le categorie del politico, non sarebbe mai riuscito a vincere né a mantenere salda la sua posizione di dominio assoluto.

[1] F. Guccini, La locomotiva, in Radici, 1972.

[2] Ibid.

[3] Definizione di Giulio Moscatelli.

lo
ciao