Scientocrazia: la scienza come vincolo esterno (Parte terza)

La tautologia è un’illusione di spiegazione perché in realtà è semplicemente la ripetizione dell’oggetto, che dovrebbe spiegare, all’interno dell’enunciato che è usato per spiegarlo.

Un esempio potrebbe essere la frase: un dolcificante dolcifica.

Questa falsa esplicazione non apporta nulla alla mia conoscenza in quanto non fornisce alcuna spiegazione utile, non chiarisce la natura dell’oggetto in questione, l’uso o le peculiarità, tanto meno mi dice se sia salutare o dannoso.

Quando alcuni esperti si esprimono sulla scienza, qualsiasi essa sia, hanno lo stesso approccio ed usano lo stesso modello esplicativo.

Ma cosa si intende quando parliamo di scienza?

Questa è una domanda a cui non è facile rispondere esaustivamente anche perché, per troppo tempo, ne sono stati delimitati i
confini arbitrariamente.

Poiché il lemma “scienza” viene dal latino scire ovvero conoscere, tutte quelle discipline che investono il conoscere sono scienza, comprese la grammatica, la linguistica o la filosofia.

Consultando l’enciclopedia Treccani, alla voce “scienza”, si legge questa definizione:

Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati… acquisizione di conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di autorità).

Chi ha studiato filosofia sa che, almeno fino ad un certo punto, il pensiero antico non opera alcuna distinzione tra i diversi tipi di conoscenza e quindi tra i diversi ambiti, Platone, per esempio distingue tra le scienze particolari come aritmetica, geometria, astronomia e la scienza perfetta che è la dialettica, tuttavia tale distinzione non è sistematica; stesso dicasi per Aristotele eppure, approfondendo ci accorgiamo che vi è un elemento che, in qualche modo, risulta distintivo delle diverse discipline ed è insito nel linguaggio, ovvero è terminologico.

Ogni investigazione usa una sua terminologia specifica e questo per esigenze di chiarezza, così il linguaggio giuridico, quello matematico, quello farmacologico, quello medico, quello filosofico o grammaticale, si servono di un metalinguaggio: un linguaggio specifico per studiare e descrivere il proprio ambito, quello che potrebbe essere definito, semplificando enormemente, un linguaggio tecnico.

Ora se si mischiano i diversi piani, mescolando linguaggi afferenti a campi diversi della scienza, si creano confusione ed incomprensioni, quando si afferma che “la scienza non è democratica” si mescolano, chiaramente due categorie incommensurabili, ovvero si introduce, in uno stesso enunciato, un termine che definisce un ambito politico unendolo ad uno, di tutt’altro ambito, ed in più usato in senso volutamente generalizzato: non si dice nulla di vero o verificabile ma si afferma semplicemente il nulla.

Slogan inutili eppure, poiché se una cosa non serve a niente, allora serve a qualcos’altro, evidentemente queste bizzarrie hanno una loro finalità. Cominciano, surrettiziamente a mettere in uno stesso enunciato politica e scienza, creando un pericoloso parallelismo.

Nelle scelte operate dalla politica, i tecnici o gli scienziati di qualsivoglia branca, dovrebbero essere interpellati esclusivamente per attuare decisioni, ma quando questi stessi tecnici o scienziati assurgono a ruolo di gestori della res pubblica, e non mi riferisco solo ai governi tecnici tout court, vuol dire che la politica ha abdicato la propria funzione, in favore di qualcos’altro.

Quando al posto di decisioni autonome si utilizzano locuzioni come “ce lo chiede”, che sia l’Unione Europea o la scienza, intesa anche come tecnica, il risultato non cambia, siamo di fronte ad un obbligo implicito, che cancella ogni potere decisionale libero da condizionamenti esterni, una costrizione che viene da un altro ambito, un vincolo esterno, che può diventare, come in moltissimi casi, addirittura indiscutibile.

Ecco spiegato il significato della frase “La scienza non è democratica”, in barba alla definizione che abbiamo dato che la definisce, tra l’altro, come acquisizione di
conoscenze verificabili e da discutere pubblicamente (e quindi libera da ogni principio di
autorità)
.

Il problema non è solo sapere se quel che è affermato, in un determinato ambito, sia vero o falso ma anche scoprire a cosa serva, quanto sia utile, perché venga usato ed a chi gioverà.

L’impostazione manichea a cui vogliono piegarci è paradigmatica di questa visione dogmatica delle problematiche.

Rispondi

lo
ciao