MORTE DEL CRISTIANESIMO (Parte seconda)

 

 

LA GRANDE LETTERATURA CRISTIANA

La prima opera definibile cristiana è della fine del II secolo d.C.  ed è l’OCTAVIUS di Minucio Felice, un dialogo a tre voci dai toni poetici e delicati, opera più definibile appartenente alla APOLOGETICA (difesa del Cristianesimo dalle accuse dei pagani) che alla sfera dottrinaria. La qualità è comunque di grande livello letterario così da riscuotere l’ammirazione degli altri successivi autori cristiani.

Quinto Settimio Florente TERTULLIANO (attivo a cavallo tra il II e III secolo d.C.) fu un autore oggi ascritto all‘Apologetica ma che si distinse per i suoi scritti di splendida qualità in polemica contro i Giudei ed il Marcionismo insieme.

Lattanzio (attivo alla fine del III sec. d.C.).

Con S. CIPRIANO e S. GEROLAMO, Tertulliano e successivamente S. AGOSTINO si costituisce la nutrita schiera degli “africani” che ci prova il profondo lievito di adesione al Cristianesimo di quelle terre.[1]

Le eresie che nel frattempo erano sorte -aggiungendosi alle precedenti- furono il Montanismo che riteneva imminente la fine dei tempi con il relativo ritorno del Cristo (la parusìa) allentando così i vincoli con il clero per affidarsi ciecamente allo spirito; il Donatismo (dal prete Donato del 313) che sollevava un tema drammaticamente disorientante: i Sacramenti sono validi in sé o dipendono dalla moralità dei celebranti? Contro questa eresia si impegnò anche S. Agostino ma necessitarono numerosi interventi dei diversi Padri della Chiesa (PATRISTICA) per neutralizzarla.

Arriviamo così ai due giganti della Patristica, S. Ambrogio e S. Agostino; il primo con i suoi scritti dogmatici -e i suoi interventi- pose le basi della preminenza non solo spirituale ma anche temporale della Chiesa, l’altro chiude il ciclo (si direbbe gestalticamente) delineato da S. Paolo: i tre secoli intercorsi non sono passati senza conseguenze per la Chiesa e per l’autorità.

Nella sua ultima opera scritta da Vescovo di Ippona, nei pressi di Cartagine, egli affronta proprio il tema del tracollo dell’autorità. Nel 410 Alarico aveva messo a ferro e fuoco Roma e il mondo aveva avuto un sussulto di angoscia nell’assistere al violento tramonto di tutta una civiltà e, da diverse parti, si levarono accuse (già allora) al Cristianesimo di aver minato la stabilità della civiltà conosciuta. Agostino scrisse il DE CIVITATE DEI[2] proprio allora, tra il 413 e il 426, forse anno della sua morte.

Esiste una città terrena in cui la autorità riconosciuta -fino ad allora l’Impero Romano- assumeva la potestà di garantire a tutti una vita nell’ordine e nella pace cui si contrappone la CIVITAS DEI una “città celeste”, il Regno di Dio; quest’ultima trascende in valori eterni, tanto superiori a quelli della vita quotidiana e perciò destinata alla vittoria sul costrutto degli uomini.

Rispetto a «omnis potestas a Deo» di S. Paolo, e «ogni anima sia sottoposta alle autorità superiori» «quelle che ci sono, sono da Dio», i tre secoli passati vedono un rovesciamento della gerarchia di valori: di fronte alla dissoluzione del mondo Agostino vincola la potestà temporale alla redenzione spirituale. Se il potere terreno non mira e lavora per la redenzione spirituale del popolo non è legittimato da ragione alcuna. Si fissa così il canone della civiltà medioevale.

Ma alla fine di questo sintetico excursus noi moderni non possiamo che ammirare la mole di scritti- alcuni di raffinato valore artistico- e la schiera di autori che hanno contribuito a creare la civiltà cristiana e a sovrapporla a quella classica; il tutto centrato sulla lotta alle eresie e alla conferma della dottrina. Così che è doveroso domandarci: QUANTO INFLUÌ -in termini di autorevolezza e persuasione- LA CULTURA CLASSICA NELLO SFORZO PER LA PUREZZA DELL’ORTODOSSIA?

QUANTO QUESTA VITTORIA DIPESE DALLA QUALITÀ DI QUEGLI AUTORI?

Nel momento in cui si esamini la situazione moderna e attuale di contrasto all’eresia (la quale, lo vedremo, è di ogni epoca) si consideri il fatto che il panorama letterario non ha offerto né per quantità né per qualità autori ed opere di tale respiro né di tale attrattiva; e ciò vale sia per la denuncia dell’errore che per la difesa del valore conforme.

LE DUE COLONNE: CHIESA E IMPERO

Come sopra anticipato dottrina e stato marceranno di pari passo nella storia. Un nuovo spartiacque si presentò a ridosso del 1200.

Sul piano storico abbiamo il trionfo delle Repubbliche Marinare con la diffusione del modello capitalistico, la rinascita delle città, il sorgere delle università accanto alle sedi del Vescovo confluendo il tutto nel sorgere delle Monarchie Nazionali. L’Unità dell’Impero (della parte occidentale si intende) veniva così a incrinarsi. Un fenomeno illustra molto bene la correlazione tra frazionamento politico e integrità dottrinale: i Templari.

Il rafforzamento della monarchia francese –anche in termini di bilancio- ha portato allo sterminio per accuse (poi dimostrate false) di eresia il corpo dei Cavalieri del Tempio (ricchi e via via sempre più infiltrati da ragioni di prestito a interesse cui all’inizio erano del tutto estranei). Non sempre sotterranee diverse deviazioni dottrinali strisciavano nei territori della cristianità: gli Albigesi, i penitenziali, gli eremitali dell’Amiata, gli spirituali contigui a Gioacchino da Fiore. Tale fenomeno crebbe e si diffuse man mano che si indeboliva l’unità dell’Impero e man mano che acquisivano indipendenza gli Stati (Monarchie per lo più ma non solo se si pensa ai comuni italiani) Nazionali. Coincidenze cronologiche? Non solo se -come vedremo- le correlazioni continuarono nei secoli avvenire. A cavallo tra ‘200 e ‘300 si manifestò il fenomeno più minaccioso: un sostrato sotterraneo sempre legato alla Gnosi classica si individuò nella setta dei Rosa Croce (o della Croce Rossa, simbolo mutuato da alcuni stemmi di cavalieri crociati). Fenomeno da seguire fino al suo confluire e disciogliersi nella Massoneria settecentesca: arci-eresia volta all’unico scopo di distruggere il cattolicesimo (che come visto significava: Chiesa Universale). Il progressivo indebolimento e frazionamento dell’Impero si manifestò tangibilmente nel 1517: il 31 ottobre Martin Lutero iniziò la diffusione della mai più risanata ferita alla unità dottrinale della Chiesa: la Riforma Protestante. E l’autorità imperiale –con Carlo V- non riuscì ad impedire né la frattura dogmatica né quella politica: l’Impero si avviò ad una lenta decadenza terminata nella sua scomparsa nel 1917.

Senza unità dell’Impero non ci fu mai unità dottrinale

Le formidabili implicazioni che la Massoneria, confluita nell’Illuminismo trionfante nella Rivoluzione francese, recò in termini di eresia e apostasia coinvolsero la stessa Chiesa Cattolica -addirittura alcuni pontefici del ‘900 ammisero che la Massoneria era entrata in Vaticano-.

 

LA SPALLATA

Parallelamente ad oriente il bolscevismo che affossò l’impero dei Romanov e ad occidente il tracollo dell’impero asburgico avvennero nel 1917; dopo non ci fu che il dilagare di deviazioni dottrinali che travalicarono la stessa eresia per configurarsi in apostasia.

E siccome nulla di storico avviene per partenogenesi anche le accuse che oggi (anni duemila) si rivolgono alla “nuova Chiesa” hanno antecedenti chiarissimi: il Concilio del 1962 si intitolò “Ecumenico” confessando apertamente la propria opposizione prima di tutto nominale alla Cattolicità: ecumenico significa una estensione dove si appiana ogni diversità e appartenenza (oggi si dice globale) al posto di CATTOLICO che vuol dire universale che invece è “ciò che univocamente vale per tutti”.

E anche il principale accusato che i tradizionalisti individuano -papa Bergoglio- non è altro che un ufficiale liquidatore incaricato di chiudere una storia di duemila anni: “la guardia è stanca” si potrebbe commentare parafrasando l’ultimo atto dell’assemblea costituente bolscevica.[3](6)

Come visto,infatti, non si tratta di avere solo un papa operare contro la fede ma “è tutto un concilio ecumenico ad andare contro la fede” . (cfr. più avanti).

LE ACCUSE

Ma si passi ad una rapida e sintetica citazione delle accuse rivolte al “nuovo corso”.

-Uno dei primi atti fu la deposizione sugli altari di San Pietro dell’idolo amazzonico della Pachamama, vero e proprio atto di profanazione del tempio (e che secondo alcuni avrebbe dovuto essere riconsacrato); oltre che evidente violazione del Primo Comandamento. Episodio banalizzato dai commentatori e minimizzato come mero momento folclorico: imbarazzante reazione, segno della debolezza dei protagonisti presbiteri; non un solo prete si ribellò apertamente presentandosi in loco per la riparazione.[4]

-Altro discrimine lacerante fu il processo del “dialogo interreligioso” (derivato direttamente dall’ecumenismo del Concilio Vaticano II) portato avanti soprattutto da Papi considerati modelli per la Fede; i famosi “Incontri di Assisi” furono esemplari in questo senso con la compresenza dei rappresentanti di ogni religione che pronunciavano una preghiera comune. Bergoglio aggiunge dopo il suo viaggio in Nuova Guinea (2024): “Tutte le religioni sono dei cammini verso Dio” …

«Chiare sono le prove di deviazione dottrinale, in Giovanni 14,6 Gesù stesso dice “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Con una evidente dichiarazione di esclusività. Concetto chiave ribadito in Marco 16,16: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”. La formula non potrebbe essere equivocata.»

Estremamente disorientante per fedeli e clero fu poi la dichiarazione ripetuta da Papa Bergoglio “No al proselitismo, proselitismo no!” Il che contrasta evidentemente con Marco 16,15 «Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del Vangelo a tutti gli uomini.» confermato in Giovanni 15,27 «E anche voi mi renderete testimonianza».

-Ma la generale sistematicità di eresie sfocia nel compendio (a questo punto si parla di apostasia) del Sinodo sulla sinodalità (autunno 2024).

Ai più sinceri credenti lo spirito della “sinodalità” è apparso inequivocabilmente come etica dei tempi e quindi una Religione dei Tempi: A. M. Valli in “Duc in altum” riferisce di una ormai evidente Nuova Chiesa Universale.

Il contrasto e l’opposizione non potrebbero essere più manifesti: Gesù in Giovanni 17,14 dice «Il mondo li ha odiati perché non sono del mondo […]. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo». Parole fatte proprie -come già ricordato- da San Paolo: «il mondo è morto per me e io sono morto per il mondo», Galati,14-18.

Questa esposizione si limita a ciò, ricordando non senza reverente rispetto i fedeli che in buona fede replicano “molti sono stati i papi indegni e in odore di eresia ma la Chiesa rimane salva su un altro piano”.

Purtroppo non si tratta di qualche Papa in odore di eresia ma di un intero Concilio ad andare contro la fede (e con esso generazioni di presbiteri e fedeli). E insieme a ciò una assuefazione ai cambiamenti di rito che lascia sorpresi per la naturalezza con cui viene accolta (si è modificato il Padre Nostro, si è sostituita l’acquasantiera con il gel disinfettante!)[5].

 

Conclusione

La correlazione tra lo Stato nella sua realizzazione più estesa (Impero) e la dottrina cristiana del suo corrispettivo (Chiesa universale cioè Cattolica) si manifesta nei secoli. Se la saldezza impressa da Costantino nel primo Concilio (325) ha visto la ortodossia resistere per secoli alle numerose eresie circolanti , estremamente arduo rimane stabilire un rapporto di causa-effetto; meglio sarebbe parlare di reciprocità, laddove fino al sorgere delle prime monarchie nazionali (intorno al 1200) -crepa irreparabile all’unità imperiale- anche nelle correnti di pensiero si insinua e prevale l’impronta razionalistica che, diffondendosi in molte abbazie e in tutte le nuove “università”,  sfocerà nella Riforma Luterana. Simul stabunt simul cadent: Carlo V si vedrà sconfitto nel suo sogno di ripristinare una grande egemonia imperiale e mai più la Cristianità tornerà unita in termini di ortodossia. L’unità disciplinare e dottrinale della Chiesa era problema di Stato per l’Imperatore e senza l’impegno di questa figura non fu possibile salvaguardarla (con le sole forze della struttura ecclesiale). Si annulla così proprio il vincolo posto da Agostino, l’inscindibile legame tra la potestà temporale e la redenzione spirituale: il canone della società del Sacro Romano Impero. Se le potenze terrene sono solo volte al benessere materiale la CITTA’ DI DIO rimane questione puramente trascendente, i legami con essa svaniscono, le forze centrifughe prevalgono e la disorganicità del reale getta l’umanità nella disperazione. Il substrato della gnosi (sempre attivo sia pur dissimulato) trionferà nell’Illuminismo, il suo braccio secolare, la Massoneria, instaurerà un “nuovo ordine mondiale”. In esso non ci sarà più spazio per il Cristianesimo storico.

Rimane lo sconforto per i comportamenti degli “attori” di questa immane tragedia: la gerarchia ecclesiale ridotta a saldarsi tra “ricchezza e altare, capitale e altare” …sempre a pregare per l’oppressore mai per l’oppresso. E non valga l’obiezione che la De rerum novarum si poneva su posizioni avanzate circa la questione sociale; no! ipocrisia e sterilità, al punto che rapidissimo fu il fulmine della scomunica per i comunisti ma MAI è scoccata la folgore né per liberali, né per liberisti, né per i libertari, né per i concentratori di capitali. E questo fino ad oggi.

Il futuro farà a meno di loro: la loro occasione l’hanno avuta.

Rimane il popolo dei fedeli; sempre più orgogliosamente laicizzato una freddezza sconsolante ne ha connotato il suo assistere ai vari degradi che lo interessavano, un distacco e una pretesa “obbedienza” (facile scusante) ne hanno accompagnato il suo “abituarsi a tutto”. Pigrizia e autoreferenzialità hanno compiuto l’opera. MISERERE.

 

[1] L’Africa era la parte dell’Impero più cristianizzata, questo lascia riflettere sulla portata distruttiva dell’invasione araba dopo il 630 di ogni cultura precedente. Un esempio di irreversibilità storica.

 

[2] di Minucio Felice si è ricordato l’opera giunta a noi l’Octavius; di Tertulliano qui si ricorda l’Apologeticum, Adversus Marcionem, Adversus Iudaeos; di S. Cipriano le Epistole (intorno al 250) cioè una summa della dottrina cattolica; di S. Girolamo oltre che la monumentale Vulgata si ricordano gli scritti Contra Pelagianos– Pelagio essendo un prete rigorista, non eretico, ma pericolosamente contiguo al Donatismo-; Prudenzio, attorno al 395 lasciò un Contra Simmachum in polemica con un ritorno  alla tradizione pagano-classica; S. Ambrogio, intorno al 370-380, lasciò nel De Sacramentis i suoi scritti sui dogmi; S. Agostino oltre alla già citata De Civitate Dei (413-426) e ad altre monumentali opere, come le Confessioni, lasciò in funzione patristica: il ciclo delle opere anti-manichee: De libero arbitrio, De Genesi contra Manichaeos; la contesa con l’arianesimo nel De Trinitate; il ciclo delle opere anti-donatiane.

[3] Nel gennaio 1918 il Congresso dei Soviet sciolse l’assemblea Costituente quando un marinaio violentemente liquidò i lavori con la frase “La guardia è stanca”.

[4]Solo uno sconosciuto una notte prelevò l’idolo e lo gettò nel Tevere ma l’indomani la cosa fu ripristinata.

[5] Per l’anno santo del 2025 nell’ottobre 2024 è stata persino presentata una mascotte (!), operazione squisitamente di marketing.

lo
ciao