Frontiere è nata da una esigenza precisa: liberare l’elaborazione teorica dalla condizione di immobilità a cui, da troppo tempo, sembra essere stata condannata e cercare di farla uscire dalla minuscola bolla virtuale, con il fine di creare un laboratorio di idee che si impegnasse a formulare nuovi parametri interpretativi.
La fase che stiamo vivendo presenta forti criticità e peculiari caratteristiche politiche, sociali e culturali. Vi era la necessità di creare un pensiero che avesse, prima di tutto, un carattere trans-ideologico e ovvero che avesse preso la necessaria distanza dalla caratterizzazione bipolare destra/sinistra: in questa fase storica è fondamentale abbandonare ogni afflato nostalgico al fine di essere in grado di delineare con chiarezza chi sia il vero nemico e, conseguentemente, essere in grado di originare una comunità di condivisione di idee che sappia creare adeguati strumenti di lettura della realtà.
Il primo passo è stato, obbligatoriamente, quello di far emergere la tela di ragno che il liberalismo ha tessuto grazie alla complicità e alla cooperazione di tutti i governi e gli organismi istituzionali di uno stato che, almeno dal 1943, è diventato emanazione di un potere sovrannazionale.
D’altra parte era, contemporaneamente necessario portare allo scoperto una trama più nascosta all’interno del tessuto di quella tela stessa, ovvero la creazione, lunga ed elaborata, di una visione del mondo che ha portato alla distruzione dei caposaldi della civiltà e alla molecolarizzazione dell’essere umano: decostruzione della tradizione, abbattimento del senso di appartenenza, rimozione dei valori, banalizzazione della spiritualità, celebrazione della soggettività, controllo pervicace ed ossessivo, esaltazione delle minoranze e del particolare, colpevolizzazione della normalità… questi concetti rappresentano la base del cosiddetto “politicamente corretto” che l’americanizzazione della società ha prodotto in anni di egemonia culturale.
A questi paradigmi si sono aggiunti ulteriori parametri come quello scientifico e quello tecnologico: scienza e tecnica come nuove teologie: dogmi indiscutibili, incontestabili ed infallibili hanno sostituito la sperimentazione ed il dubbio per diventare funzionali alla necessità di controllo assoluto che l’economia non poteva più assolvere pienamente ed efficacemente.
Frontiere, forte della mole di materiale prodotto in questi anni, video, articoli, incontri, conferenze e libri, ha preso la decisione di orientare la sua speculazione oltre l’ambito del Politico, per affrontare tematiche che esulino dalla mondanità e che attengano invece ad un livello superiore, al fine di cercare di superare il dualismo ormai insito in questo momento di profonda criticità anche, e soprattutto, metafisica che ha coinciso con la morte della tradizione che ne permetteva la sopravvivenza. Il vuoto spirituale, che è soprattutto vuoto religioso, che si è imposto progressivamente ma inesorabilmente ha consunto, fino quasi a farla scomparire, ogni relazione animica privilegiando il consumo dell’avere alla sopravvivenza dell’essere.
La salda consapevolezza che questa sia la sola, reale priorità, in un momento in cui ogni altra azione sarebbe votata alla sconfitta ed alla disillusione che la renderebbe un’inutile perdita di tempo e di energie, ci ha spinto a volgere lo sguardo nella sola dimensione che, prima di ogni altra, caratterizza l’essere umano: il positivismo ed il conseguente materialismo sono stati gli strumenti di una ideologia esiziale che ha corroso l’uomo, tanto internamente, quanto esternamente, permettendo che diventasse massa votata al consumo; essendo il problema, non potranno mai, in alcun caso, rappresentare una soluzione.
Forti di questa convinzione ci addentriamo in un ambito che è stato per troppo tempo negletto e lo facciamo totalmente privi di ogni forma di bigotteria, un approccio che mai ci è appartenuto.
Ricostruire l’uomo ridandogli quella dignità che gli è stata totalmente tolta, tenendo sempre presente che, come scriveva Saint Exupéry, «L’essentiel est invisible pour les yeux».
È su l’essenziale che vogliamo concentrarci.